Al Collettivo Casuale manca ancora un po’ di Aria

Non è stato facile riuscire ad inquadrare Aria, il prodotto del Collettivo casuale, Piero Filoni, Diana Rossi, Konrad. Il che, da una parte, potrebbe essere positivo. Non riuscire ad entrare subito in sintonia con un disco potrebbe voler dire che ha una chiave di lettura talmente complessa da richiedere tempo per essere decifrata. Esiste anche un altro lato della medaglia, però.

Decidere se il disco è tutto da buttare o ha anche qualcosa di salvabile. E più lo ascolti e più non riesci a trovare la giusta prospettiva. Questo ha trasmesso Aria. Dieci brani dall’acustico al rock passando dall’italiano all’inglese attraverso campi pop. Insomma un disco eterogeneo con arrangiamenti ora più immediati, Nessun reso previsto, ora più ‘ricercati’, L’io egemone di base acustico con buone sovrapposizioni orchestrali. C’è poi Giuly con il suo andamento country molto ben riuscito.

Cambio di direzione con Going away, una ballata sentita e toccante. Forse il miglior brano del disco. Da qui in poi il disco si siede. Il lato acustico prende il sopravvento rendendo le atmosfere melanconiche, autunnali. Ed ecco il punto di non ritorno. Da qui in poi i brani si fanno troppo simili l’uno all’altro, confondendosi con i brani precedenti scritti sulla stessa falsa riga, Aria su tutte. Un peccato perché fino a circa metà disco ogni canzone aveva un proprio carattere, una propria vita.

Se fosse stato un mini di 5/6 pezzi il prodotto avrebbe avuto un giusto equilibrio. Resta poi il discorso testi. Questo potrebbe essere soggettivo. C’è a chi piace e a chi meno sentir cantare sempre delle solite tre parole. Con ritmi diversi, ma quelle sono. Affinità che si nota soprattutto nei primi due brani di apertura. Da tutto ciò resta fuori la produzione, molto buona, e la capacità tecnica dei nostri. Magari col prossimo disco, se ce ne sarà un secondo visto che si tratta di un Collettivo casuale, potranno prendere meglio le misure o affiatare di più il songwriting.

In sintesi, un disco che non spicca nel panorama underground che potrebbe piacere a chi privilegia toni pastello, un tè caldo con un libro in mano mentre fuori piove.

Per gli altri, meglio aspettare l’estate in altro modo.

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