solo1981

Intrigante Solo1981, progetto solista di Stefano Giambastiani degli Acid Brains, con il suo ultimo lavoro So damn noisy. Un disco che nel suo complesso può essere definito rock, ma le cui influenze partono da lontano. Il primo richiamo che salta all’orecchio è la tradizione garage degli anni 90. Ma non ci si deve far fuorviare. Si tratta di richiami. Infatti il nostro è riuscito ad unire tale influenza con la psichedelia, lo space rock, un pizzico di grunge super cattivo, reminiscenze southern.

Un melting pot che definisce il carattere dell’artista. Un carattere a volte spigoloso, ora morbido, evanescente, lisergico. Nella eterogeneità dei brani, ogni canzone fa storia a sé, il fil rouge è il viaggio, lo spazio. Inteso in senso molto ampio. Un ottimo esempio è la strumentale Rising and falling. Suoni dilatati, echi, riverberi, un basso martellante, ipnotico. Uno spaccato che perfettamente si può adattare alle atmosfere evocate da 2001 Odissea nello spazio.

Sulle medesime coordinate ma a guida acustica e legata ad un andamento più ‘classico’ la successiva Baby sometimes. Ottima la prova della voce. Particolare il tappeto di synth che dona al brano ariosità e un colore particolare. I suoni si induriscono, come il ritmo si fa più incalzante, sulla successiva Middle finger dall’eco brith/punk rock. Altro dettaglio che rende il disco di sicuro interesse è una vena vintage che sottostà a tutte le composizioni. Le atmosfere cambiano ancora con I belong.

Una semi ballad acustica essenziale dalle ombre darkeggianti. Perfetti gli stop and go che danno al brano il giusto movimento alla canzone. Tac tac richiama la darkwave grazie ai suoni del synth e della batteria. Molto particolare l’accompagnamento scelto per quest’ultima. Non esiste un ‘ritmo’ in senso canonico ma c’è un accompagnamento percussivo. Una veloce strumentale. Il disco chiude con l’unico brano cantato in italiano.

La perfetta chiusura per questo disco. Riesce a racchiudere in poco più di 3 minuti quella che è l’essenza della band. È il brano che maggiormente pone l’accento sulle dinamiche, sui cambi repentini di atmosfere. Si passa da sfuriate elettriche al limite del metal a frangenti onirici, rarefatti con la voce che benissimo si adatta ai contesti.

Ultimi aspetti da segnalare sono l’assenza di a solo e la durata dei brani. Del primo non si sente la mancanza. La musica è perfettamente bilanciata. Per inserire dei passaggi solisti la band avrebbe dovuto stravolgere l’architettura dei brani. Il secondo aspetto ha una duplice valenza.

Da una parte è un ottima scelta. Brani veloci, che si possono ascoltare ripetutamente, senza annoiarsi, diverse volte. Il secondo aspetto è una domanda: scegliendo una durata più lunga, come sarebbero diventati i brani? Soprattutto considerando la buona capacità compositiva? Qualche minuto in più non potrebbe offrire la possibilità di esprimere meglio le caratteristiche del gruppo? Per il momento non si può che gustare questo ottimo lavoro e aspettare l’evoluzione del gruppo.

Concludendo. Solo1981 è riuscito a creare un prodotto particolare, non immediatamente assimilabile, che stimola l’ascolto. Un disco consigliato a chi cerca viaggio elettrici, acidi in ambienti space. Interessante sarà vedere il prossimo passo. Le idee sono ben chiare e il genere chiama ad una costante evoluzione, sfida non facile da superare.

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