Il “Camper” di Bonetti viaggia tra nuvole di leggerezza

Recensione a cura di Carmine Rubicco

Un disco, semplicemente una raccolta di canzoni scritte per raccontare delle storie, per raccontare se stessi, per raccontare emozioni. Un semplice disco e per questo un bel disco quello di Bonetti, Camper. Nessuna ostentazione e nessuna presunzione poetica. Soprattutto nessuna voglia di assomigliare a qualcun altro. Influenze ce ne sono, nazionali e non, gli anni sessanta fanno capolino in diversi frangenti, ma sono giusto accenni. Domina per tutto il full lenght un’atmosfera acustica delicata e leggera. Gli arrangiamenti sono imperniati tutti attorno ai giri armonici della chitarra ma non per questo poco efficaci. Risultano essere il giusto sottofondo ai testi. Questi rigorosamente in italiano. Le parole descrivono momenti della vita dell’artista così come emozioni comuni con una incantevole leggerezza. La voce non è un gran che, calante in diverse occasioni e tentennante in altre, ma perfetta per il disco, per le emozioni che questo trasmette. Nulla fuori posto, nulla in più e, soprattutto, nulla in meno in questo debutto. Un album consigliato a chiunque desideri spazi aperti pur rimanendo comodamente seduto su una poltrona con le cuffie ben piantate sulle orecchie o essere trasportato verso sera su note delicate e amichevoli.

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