Il flusso di coscienza di Alessandro Tomaselli

È stato detto che James Joyce per la composizione dell’Ulisse abbia utilizzato una tecnica chiamata flusso di coscienza. Ossia un flusso, appunto, ininterrotto, nel suo caso neppure dalla punteggiatura, di pensieri, storie e considerazioni.

Il tutto per cercare di non perdere nulla della genuinità di ciò che stava scrivendo (ndr. Molto in spiccioli perché il discorso è un po’ più lungo). Alessandro Tomaselli sembra adottare la medesima tecnica ma in campo musicale con questo Guarda come ti guarda.

Passa da un genere all’altro apparentemente senza soluzione di continuità, dall’ambient elettronico di Guarda come ti guarda, approdando all’acustico di Dadat per poi cambiare ancora. Allo stesso modo, con la stessa leggerezza, utilizza ora una lingua ora una differente.

Il tutto con il solo scopo di riuscire a dare la giusta forza ai suoi pensieri che devono arrivare nella maniera corretta. Da una parte. Dall’altra, essendo il disco una raccolta di brani scritti tra il 2017 e il 2020, è plausibile sia mutata la sensibilità stessa dell’artista, il suo modulo espressivo così come sono cambiate le tematiche.

L’album segue l’esordio discografico del 2015 “Dove andiamo noi niente a che fare” disco solitario chitarra e voce registrato in un’unica session a Berlino.

Pur in questa miscellanea di generi, lingue e stili, a condurre è sempre la vena acustica, in puro stile cantautorale che il nostro predilige.

Una dimensione capace di aprire spazi melodicamente interessanti.

Gli arrangiamenti sono ben curati, così come lo è la produzione molto ben bilanciata e correttamente profonda. La vena acustica può risultare, tuttavia, un’arma a doppio taglio.

Se da una parte rende tutto molto più caldo, intimo, comunicativo, dall’altro rischia di omologare troppo le tracce indebolendone le potenzialità e facendole perdere.

Così come la musica, anche le tematiche trattate nei testi sono diverse e variegate e passano da testi intimisti a temi più ampi dome l’ecologia.

A conti fatti questo di Tomaselli è un buon disco di cantautorato e in quanto tale magari non da ascoltare con leggerezza o come sottofondo. Deve esserci il giusto mood per affrontarlo. Diversamente si rischia di banalizzare un contenuto che banale non è.

Ergo, non è un disco consigliabile a chiunque ma preferibilmente a chi ama perdersi nei meandri della propria anima e dei propri ricordi. Che sia capace di reggere l’impatto emotivo che certe metafore possono fa riemergere.

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