Darking

Cambio di direzione per i toscani Darking che tornano dopo 8 anni dal loro precedente lavoro. Abbandonate le terre del metal più classicheggianti, i nostri approdano assolutamente più oscure e dai chiari richiami sabbatiani. Reborn, questo il titolo del nuovo lavoro targato 2023, presenta una band che si muove su coordinate pachidermiche. Ritmi rallentati, suoni pesanti, voce evocativa e ottimamente inserita nel contesto. Un dettaglio né banale né scontato. L’inadeguatezza della vice avrebbe significa inficiare un lavoro degno di nota. E si. Perché Reborn si stacca dal classico disco doom per andare a prendere linfa vitale da quella che è la tradizione nostrana di musica esoterica/progressive.

I richiami sono innegabili. In questo senso il lavoro si pone su una linea di continuità di un sentiero tracciato negli anni 70 per essere trascurato. Letto in quest’ottica Reborn assume una valenza ancora superiore. Esce dalla staticità delle definizioni per entrare nel pantheon dell’espressione artistica. Poco ci vorrebbe ad inserire questo lavoro nel filone horror rock, oltre che doom. Ma sarebbe un errore. Un limitarne la portata e l’interesse. Al suo interno, sempre volanti su ali oscure, si destreggiano diversi accorgimenti stilistici che fanno l’occhiolino anche alla tradizione prog nostrana. Mettere sullo stesso piano Darking, Jacula o Biglietto per l’inferno è forse eccessivo, tuttavia dà la summa dell’impronta stilistica. A questo si aggiunge poi una vena che non può non omaggiare i DeathSS.

A livello si produzione e composizione nel disco è tutto al posto giusto. I suoni sono pastosi quanto basta per creare una amalgama avvolgente senza essere caotica. Una pece scura che tira verso abissi sconosciuti. Nelle composizioni, come accennato, si possono trovare richiami e riferimenti a stili diversi, anche all’interno della medesima canzone. Si ascolti Tower of babel, uno degli episodi meglio riusciti da questo punto di vista. Lo stesso si potrebbe dire per New Man, dove un basso in super evidenza disegna trame ritmiche inusuali su alternarsi di ritmi medi e lentissimi.

Insomma una grande rinascita e un ottimo ritorno per i Darking.

Considerando quanto fin qui detto emerge una domanda. E se, invece di utilizzare l’inglese per i testi, avessero utilizzato l’italiano? Personalmente credo che il lavoro ne avrebbe guadagnato risultando ancora più personale e sentito. Chiariamo, non è una pecca, una mancanza, è solo una curiosità per un disco di sicuro interesse. Certo, non è un lavoro di facile assimilazione. Nelle orecchie si devono già avere determinati suoni e, soprattutto, una certa propensione personale a voler esplorare territori oscuri. Magari non solo musicalmente ma anche letterariamente e cinematograficamente e non necessariamente horror.

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