Heavenfall

Gli Heavenfall nascono nel settembre del 2003. Dopo lunghi anni di prove, songwriting, spettacoli dal vivo, sudore, dolore e tanta sfortuna, il primo full lenght “Falling From Heaven” ha visto la luce nel 2012. Ha riscosso entusiastici riscontri da parte del pubblico e della stampa. Le dieci tracce di “Falling From Heaven” esprimono gli obiettivi della band e la visione personale dell’heavy metal attraverso l’interpretazione artistica delle lotte generate dalla vita.
Dopo un cambio di line up la band inizia a scrivere del nuovo materiale. In questa intervista la band esprime il proprio punto di vista sulla condizione dei live in Italia, cosa significa per loro suonare dal vivo, il proprio concetto di underground. Come sempre, mille stimoli per una chiacchierata tutta da leggere.

Una presentazione per chi non vi conosce

Ciao a tutti i lettori di Tempi-Dispari.it, ciao Carmine, grazie per averci concesso questo spazio.

Noi siamo gli Heavenfall, heavy metal band della provincia di Milano, attiva dal 2003.

Per chi volesse approfondire la conoscenza della nostra musica, può ascoltare il nostro album Falling from heaven del 2012 e l’ep The besiders del 2017, in attesa del nuovo album a cui stiamo lavorando.

Entriamo subito nel merito dell’intervista: per qualcuno la musica live sta morendo. Cosa ne pensate?

Sicuramente la situazione che la pandemia ci ha lasciato non è delle più facili, molti locali che proponevano musica dal vivo hanno chiuso, organizzare degli eventi ha spesso dei retroscena burocratici difficilmente gestibili (la cancellazione delle edizioni dello scorso anno di Rock Inn Somma e Grave Party ne sono degli esempi).

Ma nonostante questo ci sono delle realtà che tengono duro e con grande passione portano avanti questa missione (Coop Metal Beer, Rock Inn Somma, i ragazzi di WFR per fare degli esempi, ma ce ne sono molti altri).

Insomma, le realtà che propongono situazioni live interessanti esistono, sta a noi informarci e alzare il culo, magari facendo qualche km in più per supportarle.

Che cosa vuol dire per voi suonare dal vivo?

Per noi suonare dal vivo è fondamentale, siamo decisamente una live band, nel corso degli anni abbiamo dimostrato che la dimensione dove rendiamo al meglio è sicuramente il palco. Lo scambio di energia tra band e pubblico durante un concerto è un’esperienza unica per entrambe le parti, probabilmente l’attività più importante per una band come la nostra.

Senza contare il fatto che è proprio in sede di concerto l’occasione per avere dei feedback sullo show e sulla proposta musicale, inoltre ci dà la possibilità di incontrare ascoltatori e altre band e conoscere tantissima gente interessante.

Perché avete deciso di prendere parte ad un festival?

Partecipare ai festival è una delle cose più belle del suonare in giro, l’atmosfera che si crea in queste occasioni ha sempre qualcosa di magico, si percepisce veramente un senso di comunità e di supporto, oltre ad essere un’ottima occasione per scoprire band che non si conoscevano.

Secondo la vostra esperienza, come è cambiato il pubblico?

Il pubblico cambia come cambiano i tempi, fino a non molto tempo fa si sarebbe potuto dire che il pubblico si è impigrito, ma più recentemente sembra ci sia una vera e propria fame di concerti, di conoscere band nuove, sembrerebbe tornata la voglia di musica.

Forse come conseguenza delle privazioni causate dalla pandemia, chissà… Sarà interessante vedere come si evolverà la situazione nei prossimi mesi.

Vedete un cambio generazionale?

Fortunatamente assistendo a diversi concerti capita di imbattersi in ragazzi e ragazze giovanissimi (sia sul palco che nel pubblico), forse non tanti quanto dovrebbero essere per garantire un efficace ricambio generazionale, ma è comunque incoraggiante vedere che non siamo sempre i soliti dinosauri ad essere interessati a questo genere di musica.

La difficoltà maggiore del suonare dal vivo?

Sicuramente trovare locali o festival dove suonare è sempre complicato, le occasioni sono poche e c’è un sovraffollamento di band come mai prima.
In realtà questa potrebbe essere una risorsa, potrebbero esserci tantissimi eventi di successo, ma per poter far questo bisognerebbe prima educare pubblico e band all’interesse, alla ricerca attiva di band e situazioni che valga la pena supportare. E’ un discorso veramente troppo lungo e complesso per poter essere affrontato in poche righe, ma si può riassumere dicendo che se non c’è richiesta di eventi del genere, se non c’è interesse, manca anche la possibilità di organizzarne.

Cosa manca ai concerti, pubblicità, supporto del pubblico o cosa?

Come si diceva, il supporto del pubblico è spesso la cosa che manca, ma capita anche di vedere eventi poco pubblicizzati o mal organizzati, col risultato di non coinvolgere persone che magari sarebbero state interessate.
Capita spesso di sentire frasi come “se l’avessi saputo ci sarei andato” e questa è una conseguenza non solo della scarsa pubblicità, ma anche della sopracitata mancanza di educazione alla ricerca attiva di ciò che può interessarci, invece di sorbirci quello che ci viene propinato.

Una band per cui vi piacerebbe aprire?

Difficile sceglierne una, ce ne sarebbero a centinaia da citare!

Sicuramente avere a che fare con band più conosciute è sempre occasione per imparare, carpire i segreti e fare nostri tutti quei piccoli accorgimenti che possono fare la differenza quando si tratta di far crescere una band emergente.

Una che vorreste aprisse per voi?

Per noi suonare dal vivo è sempre stata occasione di confronto e condivisione con le altre band, abbiamo incontrato tantissime persone veramente in gamba e alla mano e ci piacerebbe continuare ad incontrarne, che suonino prima o dopo di noi.

Il vostro concetto di underground?

Difficile dare una definizione di underground che ne possa rappresentare tutti gli aspetti, non si tratta solo di band che provano a farsi strada per far conoscere la propria musica, ma è anche passione, voglia di conoscere e mettersi in gioco, creare qualcosa per sé e gli altri.

La sua ‘malattia’ peggiore? La cura?
La ‘malattia’ dell’underground è il disinteresse, il non capire che la differenza tra una band che ce l’ha fatta e una che rimane nel completo anonimato è spesso solo questione di quanta gente se ne interessa.
Attenzione, questo non significa che sia corretto supportare chiunque a prescindere, è giusto supportare solo le band che ci piacciono, ma per poter scoprire queste band dobbiamo ascoltarle almeno una volta.

La sua cura è la condivisione, il passaparola, la curiosità e la voglia di scoprire cose nuove che ci possano piacere.

Una band underground che consigliereste?
Di band underground straordinarie ce ne sono parecchie, ma dovendone scegliere una sola da consigliare sarebbero gli Unscarred, amici di vecchia data, coi quali abbiamo suonato tantissime volte e che dal vivo sono di una potenza devastante.

Una mainstream che ancora vi stupisce?

Anche qui ce ne sarebbero tantissime da citare, molte band mainstream ormai non hanno più nulla da dire, ma altre sono ancora in grado di sorprendere, così su due piedi consiglierei di ascoltare l’ultimo album dei The Pretty Reckless (avevo scritto l’ultimo Obituary, ma bisognerebbe definire meglio il concetto di mainstream).

Una domanda che non vi hanno mai posto ma vi piacerebbe vi fosse rivolta?

Probabilmente qualsiasi band vuole parlare della propria musica, dei significati che contiene e del messaggio che veicola, quindi ci piacerebbe ricevere domande di approfondimento sui testi o su qualche particolare scelta artistica della nostra musica.

Se foste voi ad intervistare, ipotizzando di avere a disposizione anche una macchina del tempo, chi intervistereste e cosa gli chiedereste?

La storia della musica, soprattutto per quanto riguarda il metal, è costellata di band che hanno sfornato capolavori, ma che non sono mai riuscite ad emergere nonostante le premesse per farlo ci fossero tutte.

Sarebbe interessante chiedere a loro cosa sia andato storto, capire quanto sia stata determinante una mancanza interna o se invece si sia trattato solo di sfortuna. Anche perchè imparare dagli errori degli altri è uno dei metodi migliori per crescere.

Un saluto e una raccomandazione a chi vi legge
Un saluto a tutti i lettori di Tempi-Dispari.it e ancora grazie per averci concesso questo spazio, siate sempre curiosi e cercate da soli le cose che vi possono interessare.
Vi aspettiamo tutti sabato 8 Luglio al Coop Metal Beer Festival ad Abbiategrasso (MI), sarà una grande festa e un esempio perfetto per dimostrare che la musica underground non ha nulla da invidiare a quella mainstream.

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