dragonhammer

Una carriera quasi venticinquennale, sette dischi, una miriade di concerti. E non si fermano. Questi sono i Dragonhammer, gli headliner del Rock On Fest. In questa chiacchierata la band esprime il proprio pensiero sulla musica live, sul suo stato di salute, sul significato che per loro ha ancora suonare dal vivo. Un’intervista piena di stimoli e riflessioni, tutta da leggere.

Una presentazione per chi non vi conosce

Ciao TempiDispari e grazie per l’invito! Io sono Giulio Cattivera dei DragonhammeR. Siamo una band power metal italiana di Roma nata ormai qualche anno fa! Era il 1999 quando ci siamo formati, nel pieno dell’ondata power metal che dilagò nei primi anni 2000. Da allora abbiamo assunto diverse forme sia dal punto di vista stilistico che della formazione, ma credo che le nostre caratteristiche siano state sempre ben riconoscibili in questi 20 anni di attività! A proposito, andatevi a sentire il nostro nuovo Album “Second Life” uscito da poco lo scorso Novembre, ci sono delle belle novità da ascoltare!

Entriamo subito nel merito dell’intervista: per qualcuno la musica live sta morendo.
Cosa ne pensate?

Penso che l’esibizione dal vivo sia parte integrante dell’espressione artistica del musicista. Inoltre è un momento fondamentale per instaurare un contatto diretto con i fan e le persone che sono venute a sentirti. Sinceramente non me lo immagino il business della musica senza gli spettacoli dal vivo. Molti artisti intraprendono i così detti “studio project” ma alla fine hanno sempre anche altre situazioni in cui sono previsti spettacoli dal vivo. Bisogna forse rilanciare tra la gente il fatto di andare ai concerti… che non deve significare per forza andare ai palazzetti o allo stadio ma anche semplicemente al pub o al club. E’ un modo per stare insieme. Vedo che siamo “connessi” ovunque con mille social network, orologi, domotica, smartphone ma forse ci stiamo un po’ “sconnettendo” nei rapporti dal vivo…

Che cosa vuol dire per voi suonare dal vivo?

Per noi in particolare è un momento fondamentale per incontrare i fan e conoscere nuove persone. Anche perché facciamo un’attività live “mirata” e cerchiamo di goderci il più possibile la vicinanza con i nostri fan.

Perché avete deciso di prendere parte ad un festival?

Abbiamo due date programmate ad Agosto 2023 per il “Castel Rock Festival” in Rep. Ceca e per lo “Steel Fest” in Polonia. E’ un modo per far conoscere la nostra musica a nuove persone e per invitare i nostri fan a vivere una bellissima esperienza di musica e condivisione con altre persone e altri artisti.

Secondo la vostra esperienza, come è cambiato il pubblico?

Nei primi anni 2000 forse i club erano un po’ più pieni, parlo soprattutto per la situazione italiana. Credo che le abitudini erano semplicemente diverse: non essendo ancora sviluppata questa famosa “identità digitale” che tutti siamo costretti ad avere, c’era semplicemente meno possibilità di entrare in contatto le tue band preferite e quindi approfittavi dei concerti il più possibile. Ora è nata un’altra categoria di pubblico che è quella del pubblico “online” con le sue dinamiche… e i suoi vantaggi!

Vedete un cambio generazionale?

Indubbiamente si, ma i ragazzi di oggi hanno un sacco di risorse in più. Sono molto svegli perché abituati a un mondo reattivo, connesso e dinamicissimo. Ci sono quindi tante possibilità per i giovani artisti di oggi rispetto al passato. Di conseguenza nascono molte band interessanti che possono sfruttare i meccanismi del mondo “online” per farsi conoscere e per fare business. Prima magari c’erano meno mezzi anche se forse erano più efficaci, adesso devi avere molta inventiva e devi stare sempre sul pezzo.

La difficoltà maggiore del suonare dal vivo?

Guidare…!! La maggior parte del tempo in tour è speso in van per muoversi da una parte all’altra, c’è chi dice che è un modo di vivere “on the road”, ma non fraintendermi: io amo viaggiare e vedere posti nuovi, non amo stare fermo in macchina, sono due cose diverse.

Cosa manca ai concerti, pubblicità, supporto del pubblico o cosa?

Per i concerti underground la storia è diversa da quelli main-stream. La buona riuscita di un concerto underground è sempre il frutto di un ottimo lavoro di squadra tra band, promoter, locale e pubblico di quelle zone. Quando tutti questi elementi funzionano bene i concerti vanno alla grande!

Una band per cui vi piacerebbe aprire?

Abbiamo aperto a diverse band che erano per noi un punto di riferimento sia come artisti che da fan. Potrei citare Rhapsody Of Fire, Trick or Treat, Primal Fear, Freedom Call e tanti altri. Ogni volta è sempre un momento prezioso per conoscere nuovi professionisti con cui scambiare esperienze e apprendere nuove cose.
A me personalmente piacerebbe molto aprire un concerto degli Hammerfall che è stata una band con la quale sono cresciuto fin da bambino.

Una che vorreste aprisse per voi?

Non posso scegliere, quando ce lo chiedono è per noi sempre un piacere!

Il vostro concetto di underground?

Il nostro concetto di underground è legato all’autenticità e alla purezza della scena musicale. Per noi, l’underground rappresenta l’essenza del metal, un luogo in cui le band emergenti possono esprimere liberamente la propria creatività senza compromessi commerciali. È una comunità di appassionati che si sostengono a vicenda, condividendo la passione per la musica contribuendo alla sua evoluzione.

La sua ‘malattia’ peggiore? La cura?

Nel contesto musicale potrei dire la mancanza di originalità…. come una delle sfide più difficili da affrontare. Il metal è un genere ricco di storia e influenze, quindi è fondamentale per una band trovare la propria identità e offrire qualcosa di nuovo e interessante senza rinnegare le proprie radici. Un modo per farlo è l’esplorazione continua, l’apertura verso nuove idee e l’innovazione nel modo di comporre e suonare la musica. Siate aperti anche ad altri generi e non fossilizzatevi.

Una band underground che consigliereste?

Ragazzi fatevi una dannata birra al vostro club preferito con i vostri amici! Li ne troverete di band underground.

Una mainstream che ancora vi stupisce?

Ce ne sono molti, io in generale parlo da fan per questo tipo di domande. Per cui non smetterò mai di ascoltare qualsiasi nuova uscita di Rhapsody, Hammerfall, Stratovarius, Nightwish. Ma comunque non ascolto solo power metal o comunque, non solo metal. Mi compro ancora i nuovi album dei Deep Purple per farti capire!

Una domanda che non vi hanno mai posto ma vi piacerebbe vi fosse rivolta?

Una domanda che non ci è mai stata posta, potrebbe essere: “Qual è il significato più profondo che la vostra musica ha per voi come band?” Questa domanda ci darebbe l’opportunità di esplorare il lato emotivo e concettuale della nostra musica, permettendoci di condividere con il pubblico le nostre ispirazioni, le nostre esperienze personali e il messaggio che vogliamo trasmettere attraverso le nostre canzoni. Alla prossima intervista ti risponderò anche!

Se foste voi ad intervistare, ipotizzando di avere a disposizione anche una macchina del tempo, chi intervistereste e cosa gli chiedereste?

Eh qui siamo sul surreale! Penso di avere una lista molto lunga ma forse sul podio ci sono sicuramente Elvis Presley, Ronnie James Dio, Quorthon… per chiedergli tutti i segreti di chi si è inventato un genere…

Un saluto e una raccomandazione a chi vi legge

Un saluto a tutti coloro che stanno leggendo, avete evidentemente interesse nella musica!
Sostenete le band emergenti, partecipate ai concerti e condividete la vostra passione con gli altri. Il metal è più di un semplice genere musicale, è una comunità di persone appassionate e unite dalla musica. Stay power!

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