Kodaclips

Kodaclips, musica senza confini

Sono moltissime le ‘etichette’ affibiabili alla musica per poterla descrivere. In alcuni casi c’entrano, in altri danno solo un riferimento. La certezza è una sola: band e artisti cercano solo un modo per esprimersi. Che lo facciano con chitarre più o meno distorte, suoni elettronici, acustici o inventati di sana pianta, l’imperativo è solo uno: emozionare. Questo è il risultato ottenuto dai Kodaclips con il loro più recente lavoro, Glances. Nello specifico è vero anche che un genere di riferimento preciso per capire di che ambito stiamo parlando c’è ed è quanto mai centrato. Shoegaze.

Il nostro è un combo che naviga nelle atmosfere liquide, space, rarefatte tipiche del genere di riferimento. Per fortuna non si fermano agli argini stilistici. A questo aggiungono tratti più ‘sperimentali’, alcuni noisy, altri più smaccatamente psichdelici. Il risultato è un disco interessante. Che viaggi si saldamente sulle orme predette, con anche qualche spruzzatina di indie, ma non ricalca il già sentito.

Aperture inattese, cambi repentini di rotta, l’atmosfera che si fa lentamente sempre più onirica aiutano ogni brano ad avere una strada propria. Si possono sentire anche influenze dei primi due dischi dei Pink Floyd nella gestione dei cori di Drowning trees. Ottima la produzione. I suoni scelte sono perfetti. Si amalgamano al sound rendendolo davvero ‘spaziale’, senza confini ma allo stesso tempo compatto. Molto avvincenti i crescendo che danno il giusto senso di movimento ai brani. Ne accentuano i chiaroscuro, soprattutto sottolineano l’andamento umorale dei testi, tutti votati a dare voce all’emotività umana.

Dovessi consigliare una traccia, punterei sulla conclusiva Chrysomallos, una strumentale tutta da scoprire.

In conclusione.

Seppur di giovanissima età, almeno come band essendo nati nel 2021, i Kodaclips sono riusciti a produrre un prodotto interessante, che riesce ad emozionare e a coprire una vasta scala di stati d’animo. Un lavoro consigliato a chi ama perdersi tra riverberi, spazi infiniti, pur senza adagiarsi su terreni troppo tranquilli. Certo, il margine di miglioramento, in ogni caso si tratta di un primo disco, c’è. La strada intrapresa è più che positiva. Ora non resta, per la band, che davvero far fluire le emozioni verso strade ancora meno battute e trovare un sound definitivamente personale.

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