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Walter di Bello, diario di un sognatore

Davvero notevole il disco di Walter di Bello. Indicativo e azzeccato fin dal titolo, No genre, e dalla copertina. Il nostro non è ‘catalogabile’ se non nel filone cantautore internazionale, avendo scelto il cantato in inglese. No Genre è corretto perché le canzoni spaziano dall’indie, al rap, dal folk all’elettronica in un amalgama accattivante e ben riuscita. Se proprio si volessero trovare dei riferimenti stilistici si deve puntare molto in alto, Jason Mraz o la carriera solista di Adam Levine o Chris Daughtry.

A fare da filo rosso del disco c’è la voce di Di Bello, sempre morbida, rotonda, avvolgente. Non ci sono sofismi o virtuosismi e non ce n’è davvero bisogno. Il disco vive benissimo con la struttura che ha. I brani sono tutti differenti, con riferimenti stilistici diversi. Un track by track sarebbe dispersivo. Meglio l’ascolto diretto. Una cosa è certa, pur se non presenta arrangiamenti particolarmente complessi, non è un disco dal facile ascolto. Orecchiabile, ma non per questo banale. L’eterogeneità lo potrebbe rendere ostico a chi è abituato ad una coerenza stilistica statica, sempre uguale a se stessa.

In conclusione, davvero un bel disco. Diverso, variegato, fruibile. Un disco quattro stagioni, nel senso letterale del termine. Al suo interno ci sono i colori della primavera, non ancora sgargianti ma che sanno già di giornate calde. Quelli dell’estate, pieni di luce e calore. L’autunno, con canzoni tenui come i colori che lo contraddistinguono. Inverno, brani più introspettivi, non freddi. Canzoni da serate di fronte ad un camino con i pensieri che vagano liberi dall’infanzia ai giorni nostri.

Potrebbe essere un ottimo regalo da far trovare sotto l’albero.

1 commento

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