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Letatlin: “noi sappiamo “esprimerci” in forma (in)compiuta solo con la nostra musica”

Il post punk è un’etichetta fluida, che non ha confini in quanto a contaminazioni, cambiamenti e ammodernamenti. Come spesso accade in Italia è relegata a genere di nicchia, per pochi eletti. Ma non sembra essere un problema. Rappresentanti della corrente musicale ci sono e continuano a produrre notevoli dischi. E’ questo il caso dei Letatlin, duo reduce dalla recente pubblicazione del loro ultimo disco. In questa intervista a Tempi Dispari Mel de Vivre e Hans Plasma raccontano il recente lavoro, il loro genere, e il loro punto di vista della scena in Italia.

Una veloce presentazione per chi non vi conosce.

Letatlin esiste da fine anni 90. La band ha assunto da tempo una formazione a 2: Marc Mal de Vivre e Hans Plasma. Entrambi suoniamo chitarre, synth, drum machine varie, basso.

Testi scritti rigorosamente mai a 4 mani…insomma tutto (o quasi tutto) lo si fa’ a meta’.

Amiamo la sperimentazione come il garage rock, la new wave e l’elettronica.

Abbiamo autoprodotto il nostro primo LP  “missili sul giappone” nel 2002. “seaside” il nostro nuovo album e’ il 5to (escludendo alcuni EP) della nostra discografia e lo stiamo promuovendo con l’aiuto della (R)esisto distribuzione.

Stiamo già lavorando a un nuovo disco.

Se volete saperne di piu’ www.letatlin.net o potete ascoltare molto materiale su www.letatlin.bandcamp.com

Quanto è difficile essere post punk in Italia? 

Non conosciamo molti gruppi post-punk in Italia oggi. Comunque esprimersi nel nostro paese con questa attitudine musicale è stato sempre piuttosto difficoltoso. Pensiamo ad esempio a un disco notevole, veramente di respiro europeo come “Sick Soundtrack” (1980) dei Gaznevada che è rimasto praticamente (e purtroppo) sconosciuto eccetto per un pubblico super selezionato.

Il vostro disco, un’ esigenza espressiva o una necessità tecnica?

Noi sappiamo “esprimerci” in forma (in)compiuta solo con la nostra musica. Dunque diremmo che è prima di tutto un’ urgenza esistenziale! Suonare e fare nuovi pezzi ci accompagna da tanti anni, sopravvive a tanti cambiamenti. 

Perché il post punk?

Per semplicità di comunicazione, come tutti i gruppi (spesso loro malgrado) per comunicare “cosa suonano” anche noi dobbiamo citare qualche band di riferimento per dire da dove veniamo, insomma dichiarare “piu’ o meno” a quale tribù apparteniamo. 

Per come lo intendiamo noi definirsi “post-punk” è dichiarare di avere un’attitudine che include direzioni stilistiche anche differenti (vedi gruppi come Joy Division, Suicide, Nick Cave, The Fall, Sleaford Mods, Felix Kubin, Pixies, Pavement, Tarwater, Wire, Wall of Voodoo, the Residents, Devo,  etc) che hanno in comune però un mood e dei testi sempre diretti, urgenti, abrasivi e sperimentali. 

Sappiamo benissimo però che il giornalismo musicale ha ingabbiato il post-punk in un periodo molto preciso e con un sound molto più definito, molto piu’ chitarristico, di quello che noi attribuiamo ad esso. Per quanto ci riguarda pensiamo che un’ attitudine “post-punk” possa ritrovarsi già in gruppi garage metà / fine anni ’60 come pure nel primissimo Brian Eno o nei Neu! …e che dire dei Residents! 

E’ un genere ancora così di rottura o è stato edulcorato? 

Se per edulcorato intendi ibridato da altre influenze musicali diremmo di SI. Ma e’ nella sua natura! Vedi Sleaford Mods. Grande gruppo contemporaneo che usa semplicemente un laptop con basi prefatte e la voce del cantante. Sono essenziali, aggressivi e molto originali. Orgogliosi della loro formula.

Circa essere di “di rottura”: rispetto cosa? Il post-punk scalzò i 4 accordi “così di rottura” del Punk perché dopo pochissimo era diventato “stile” pure quello. 

Dunque crediamo che definirsi post-punk abbia un vantaggio: quello di avere libertà espressiva all’interno di una formula comunicativa che rimane underground e che rifiuta dunque la pura tecnica come primo requisito. Noi ci affidiamo più alle intuizioni e ai collages sonori.

I vostri testi sono piuttosto intimisti. Da cosa prendete spunto? Situazioni o sensazioni?

Ci piace sperimentare, spesso più che emozioni vorremmo trasmettere visioni. Le mascheriamo davvero molto usando giri di parole, layers di synth analogici, interminabili ripetizioni, dislessie, etc. In più siamo anche un tantino timidi. 

…ma a parte questi difetti, in “seaside” siamo riusciti a tirar fuori 8 “paesaggi sonori” che ci piace definire post-punk. Ognuno di essi vive di vita propria. Storielle brevi con un sound adeguato e che soprattutto non comunicano fra di loro.

Se mi volessi avvicinare al post punk, quali dischi e band consigliereste?

Il cuore ci direbbe The Fall ma data la relativa ostilità di quel rompicoglioni che era M.E.Smith alla fine sarebbe forse più saggio iniziare da dei classici come Real Life dei Magazine, Unknown Pleasure dei Joy Division, The Queen Is Dead degli Smiths o (insistiamo) anche Divide and Exit dei contemporanei Sleaford Mods.

Il disco sembra voler portare il messaggio che esiste ancora uno spazio in cui si può essere liberi di esprimersi, quel centimetro quadrato di cui parla Moore in V per vendetta. Questo spazio esiste o no? 

Per noi questo spazio deve esistere per forza dato che sappiamo esprimerci solo li dentro. 

Una domanda che non vi hanno mai fatto ma vi piacerebbe vi venisse rivolta?

Una domanda che ci piacerebbe potrebbe essere:

“descrivete un vostro brano di seaside”.

La risposta potrebbe essere: 

“the return of the Yeti” parla della freddezza e dell’ incomunicabilità tra due persone che a volte esiste in maniera inevitabile e naturale. Il sound è composto da suoni elettronici e da una chitarra fredda e tagliente che esprime la difficoltà di questi rapporti. Essi si contrappongono al basso e alla chitarra di accompagnamento che seguono invece un ritmo lento dal sound più caldo e vivo a suggerire che siamo fatti di carne e sangue.

Domanda Tempi Dispari: se foste voi gli intervistatori, chi intervistereste (vivente e non) e cosa gli chiedereste? 

Marc: Yello o Iggy Pop. “quando e quanto” si sono più divertiti nella loro carriera.

Hans: mi piacerebbe intervistare Rose Selavy e passare una notte d’amore con lei.

Letatlin
art cover SEA SIDE inside double final- nuova

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