I Maneskin? Nati per vincere

Il mondo ha bisogno di eroi

Inutile girarci attorno, i Maneskin sono nati per vincere. Detta così potrebbe anche sembrare una cosa buona. Sono talmente bravi che non possono far altro se non arrivare primi. Dappertutto. Peccato non sia questo il senso della frase. I nostri sono letteralmente, nati per vincere. Ossia sono stati creati a tale scopo. Sono figli dell’epoca in cui non conta cosa fai ma come vieni venduto.

La loro storia lo dimostra. Costruiti passa dopo passo.

Tutto ciò che li riguarda va in quella direzione. Loro sono come l’apparecchio televisivo tv, neutri e neutrali. La differenza la fa ciò che li riempie. E attualmente è il vuoto. Se così non fosse come sarebbero riusciti in una manciata di mesi ad arrivare dove sono? Quanti dischi assolutamente e oggettivamente migliori del loro non hanno raggiunto gli stessi livelli (si legga Ten dei Pearl Jam per tutti).

Quando si parla di Maneskin non si parla di musica. Si parla di business e di ciò che questo è in grado di fare con i giusti investimenti. Tutti sanno che esiste un tariffario per aprire il concerto di grandi gruppi. Come avrà mai fatto una band praticamente sconosciuta ad aprire per gli Stones? E come avranno fatto a vincere i Grammy? E mille e mille altre domande che se messe tutte assieme danno un quadro decisamente triste.

La domanda tuttavia resta sempre e solo una: perché si fa musica?

Se la risposta è per diventare ricchi, mi chiedo perché le band non suonino tutte allo stesso modo e le stesse cose invece di intestardirsi a trovare una propria identità. La musica è un lavoro e quindi l’importante è arrivare in alto? Vero, come in tutti i mestieri chiunque vorrebbe fare carriera.

Allora mi chiedo, però, perché molti musicisti di professione oltre alle band ufficiali hanno anche gruppi meno noti in cui potersi esprimere meglio e del cui successo poco gli importa? Perché Slash ha formato gli Snackpit invece di rimanere con i Guns che stavano facendo un mucchio di soldi? Perché De la Roche ha lasciato i Rage againts the machine invece di lasciarsi trascinare nella popolarità?

Non si possono biasimare i Maneskin per aver aderito all’offerta di diventare i burattini di una super operazione commerciale. Considerando il successo dei precedenti, Sex Pistols e Guns’n’Roses, perché non rifarlo? Soprattutto, visti i benefit, chi non avrebbe accettato, a 20nni? Il problema è che ci si dovrebbe fermare qui e accettare il fenomeno per quello che è invece di cercare eroi dove decisamente non ce ne sono. Invece no.

Si giustificano, difendono ed osannano pur sapendo che non ce ne sarebbe la necessità. Si esagera talmente tanto che qualcuno ha addirittura detto, con all’attivo un solo disco buono, che sono i Beatles italiani. Una provocazione certo, ma comunque è stato detto. Come se il valore dei quattro scarafaggi derivasse solo dalla loro popolarità. Una cosa è certa, se questo è il futuro delle musica, viva il momento in cui l’arte era pura necessità espressiva. Pochi giravano in Limousine ma almeno erano liberi di esprimersi.

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