Giuseppe Gioia, la musica della fase 2 secondo XO factory

Seconda puntata con i protagonisti del settore musicale

Prosegue il cammino sulla strada delle proposte e delle idee per la musica della fase 2 Giuseppe Gioia, manager di XO Factory

Come sarà la musica della fase 2? Live, acustica, analogica, vintage, elettronica, domestica…come è cambiato, cambierà e come sarà il lavoro del musicista da qui in poi?

Bella domanda… Onestamente non lo so, io penso che dopo tutta questa “clausura”, questo virtuale forzato, la gente magari potrebbe preferire un approccio più diretto, emozionale, quindi mi viene da scommettere su un ritorno alla musica “suonata” senza troppi fronzoli, una musica onesta.

Le cose cambieranno effettivamente o, come ha detto Zerocalcare, si tornerà semplicemente “alla tristezza della nostra vita senza neppure più la scusa del virus”?

Non credo che diventeremo più buoni o che avremo una sensibilità maggiore, semplicemente: chi era sensibile e attento forse lo sarà un attimo in più, chi si approfittava e se ne fregava lo farà ancora di più; in pratica una diretta proporzionalità inversa.

Troppi live streaming per un pugno di like o il solo sistema per cercare di far circolare la propria arte?

Mah guarda credo un pò entrambe le cose, oppure, come nel caso di XO la factory un modo per stringersi alla gente con cui lavoriamo ogni giorno, per non abbandonarla.

Limiti e potenzialità del settore, ossia quali mancanze e quali punti di forza ha evidenziato la quarantena?

Credo che il punto di forza sia sempre la capacità di adattarsi ed evolversi, siamo da sempre dei camaleonti che si piegano ma non si spezzano mai. Il limite sta nel fatto che non esiste una vera e propria tutela di questo settore dal punto di vista statale e tutto questo, in quarantena, è venuto fuori in maniera pesante.

Questo periodo sarà servito a far capire alle persone che l’artista o, il musicista nello specifico, è un mestiere come qualunque altro e non un hobby?

Guarda proprio qualche settimana fa hanno multato uno dei Ponzio Pilates che andava a recuperare i suoi strumenti musicali dicendogli “che fare il musicista è un hobby”, quindi mi dispiace dirlo, ma no non credo proprio.

Cose da fare per rilanciare il settore?

Abbassare l’iva sui dischi, risolvere la questione siae per i piccoli club, calcolando la quota in base al metro quadro del live club e magari pensare a un sistema previdenziale più gestibile.

Molte scuole di musica sono anche associazioni culturali, progetti per il futuro, ossia, come sopravvivranno?

Vorrei poterti dire come faranno, ma la verità è che non lo so, posso dirti semplicemente che spero che la gente dopo tutto questo stop senta ancora di più la mancanza della musica e magari pensi di volerla vivere in maniera più intensa, più da vicino.

Una cosa che hai imparato da questa quarantena.

Ho imparato a parlare ancora di più con la gente, a chiedere come stai, a non fermarsi agli sterili convenevoli ma cercare di andare più a fondo, far sentire il supporto reale, anche se a distanza.

Se dovessi trovare una canzone simbolo per quello che è accaduto (non per forza contemporanea) quale sceglieresti e perché?

Direi “Atmosphere” dei Joy Division.

La prima cosa che farai nel post quarantena?

Vorrei poter abbracciare i miei nonni.

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