strana officina

Correva l’anno 1979.

Il mondo camminava con tutta la sua umanità verso un assetto che sarebbe stato quello della fine della guerra fredda e l’inizio di nuove ere sempre più convulse, come quella dei nostri giorni che spesso ci asteniamo dall’interpretare. Stati Uniti e Cina fecero accordi che stabilivano una priorità per entrambi in funzione antisovietica e l’Urss sentendosi circondata invase l’Afghanistan poco prima di Natale.

I carri sovietici a Kabul, con rovesciamento di governo e inizio di dieci anni di guerriglia afghana alimentata dagli americani per dare filo da torcere a Mosca. Fu così che questi strani personaggi che imparammo a conoscere – i Mujaheddin – diventarono popolari. In Italia nacque RaiTre per il Partito comunista: l’assetto era perfettamente lottizzato e anche bilanciato: il Pci che fino a quel momento era stato tenuto fuori dal governo diretto della Rai, diventò titolare di un’intera rete televisiva.

I morti ammazzati furono ancora moltissimi: gli scontri fra neofascisti e gruppi armati di sinistra lasciavano cadaveri sulle strade mentre proseguivano anche le vigliacche esecuzioni con un colpo alla nuca delle Brigate Rosse o di Prima Linea, come quello che uccise il giudice Emilio Alessandrini che indagava sulla pista fascista di piazza Fontana.

A proposito della strage di piazza Fontana, in quell’anno ci fu una prima sentenza che sembrava definitiva e non lo fu, ma che condannava i soliti Freda, Ventura (che riuscì a evadere e fu poi riacciuffato in Argentina) e Guido Giannettini. Assolti l’anarchico Mario Merlino e Marco Pozzan.

Ma altre sentenze rovesciarono il verdetto fino a una estenuazione dell’attenzione pubblica che nel frattempo aveva dimenticato piazza Fontana e quel tremendo 12 dicembre del 1969 quando per la prima volta dai tempi dell’occupazione tedesca era avvenuta una strage di civili in un pomeriggio avanzato nella filiale della Banca dell’Agricoltura a Milano.

Il primo febbraio l’ayatollah Khomeini lasciò Parigi che lo aveva ospitato per oltre dieci anni e sbarcò a Teheran accolto da folle deliranti che pensavano di aver conquistato la libertà dopo la cacciata di Reza Pahlavi. La dittatura di Khomeini e degli altri ayatollah mostrò al mondo occidentale qualcosa che ancora non aveva mai visto: un regime autoritario religioso sciita, cioè nemico dell’altra metà dell’Islam che è sunnita, come era ad esempio l’Iraq di Saddam Hussein con cui il nuovo Iran ingaggerà una guerra estenuante e sanguinosissima durante la quale il dittatore iracheno farà largo uso di gas letali.

Sparisce in un attimo la Teheran moderna delle impiegate in minigonna dei tempi dello Shah e comincerà la repressione contro le donne costrette a indossare il velo e il burka che lascia visibili soltanto gli occhi. Il mondo faceva anche i conti con le scorte petrolifere perché il nuovo regime esercita un potere militare sul Golfo Persico da cui transitavano e transitano le petroliere che portano milioni di tonnellate di rifornimenti petroliferi in Occidente e fu subito ansiosamente l’apertura di un nuovo fronte: non più e non solo quello fra capitalisti americani e comunisti sovietici, ma quello con gli islamici.

E neppure tutti gli islamici, ma solo quelli fedeli alla tradizione del cognato Alì del Profeta. L’Urss si era gettata in un certo senso a capofitto nel primo conflitto mondiale di carattere etnico e religioso attaccando l’Afghanistan che è in prevalenza sciita e dunque con una popolazione che allora come oggi guarda a Teheran più che alla Mecca. Tutto ciò era totalmente nuovo per il mondo occidentale che aveva pochissima confidenza con le diverse culture ed etnie di religione islamica. L’ayatollah Khomeini durante i quindici anni trascorsi in un compound parigino protetto dallo Stato francese, aveva spiegato in decine di interviste il carattere autoritario religioso della dittatura che avrebbe instaurato una volta rientrato nel suo Paese e dunque nessuno poté sentirsi davvero sorpreso. (fonte: Il Riformista).

In tutto questo mare in tempesta nascevano gli Strana Officina.

La storia

Siamo in Toscana, precisamente a Livorno, 1977.
Fabio e Roberto Cappanera formano la Strana Officina, una delle prime band Heavy Metal italiane.
Con Johnny Salani alla voce ed Enzo Mascolo al basso, il gruppo ottiene un buon successo: il primo live è datato 1979 (Fortezza Nuova a Livorno).
Il nome della band deriva da una idea dei due fratelli Cappanera che utilizzavano uno spazio adibito a sala prove nell’officina metalmeccanica del padre.
L’officina era situata in una zona abitata e, dopo svariate lamentele per il troppo rumore, durante un controllo da parte dei Carabinieri, uno di loro esclamò: “Certo che questa officina è davvero strana!”.
L’officina in realtà era un ritrovo di scalmanati con i capelli lunghi.

Bud Ancillotti:

“La passione per la musica Rock faceva sì che dopo le 8 ore di duro lavoro, Fabio alla chitarra e voce, Roberto alla batteria ed Enzo Mascolo (anche lui operaio della ditta) al basso, rimanevano in officina a suonare fino a tarda notte.
L’officina purtroppo era situata in mezzo a case e palazzi.
Naturalmente questa cosa all’inizio destò curiosità tra la gente del quartiere, ma poi scontato ci furono le prime lamentele.

Una sera, dopo una segnalazione, arrivarono sul posto i carabinieri che fecero irruzione nell’officina credendo di trovarsi davanti a chissà che cosa, invece, sbalorditi, si trovarono di fronte questi tre ragazzini incazzati e sudati marci che pestavano duro sugli strumenti con una foga e una potenza da rimanere a bocca aperta.
E fu proprio in quel momento che i carabinieri esclamarono la fatidica frase che verrà poi ripresa simpaticamente per il nome del gruppo: “Certo che questa officina è davvero strana!”

Dopo un periodo iniziale in cui Fabio Cappanera curò le parti vocali, si aggiunse al gruppo Johnny Salani, rimasto fino al 1982. In quegli anni arrivarono a fare da gruppo spalla ad artisti come B.B. King, John Mayall e Muddy Waters sempre sottolineando la loro origine heavy. Nel 1982 entrarono due ex membri della Bud Blues Band, Daniele Ancillotti in sostituzione di Salani alla voce e Marcello Masi come seconda chitarra.

Nei testi di Salani c’è la vita vissuta e di strada: dagli amori clandestini di “Profumo di Puttana” a crociate contro l’eroina come in “Sole, mare, cuore” passando per altri pezzi da 90 quali “Vai Vai”, “Autostrada dei Sogni”, “Non c’è Più Mondo”.
L’autobiografica “Non Sei Normale” finisce nella compilation di HM italiana: Eruption. Curata da Beppe Riva, la compilazione vedeva complessi come Crying Steel, Death SS, Rollerball, Steel Crown, Elektradrive, Revenge, Shyning Blade, Ransackers e sancì l’atto di nascita del movimento heavy metal in Italia.


Salani lascia nel 1982 e viene sostituito da Daniele “Bud” Ancilotti.
L’anno successivo parteciparono anche al primo festival Heavy Metal italiano: quello di Certaldo.
Era il 21 maggio 1983, festival organizzato da Enrico Dell’Omo (presero parte a quel festival, oltre agli Strana Officina, anche Vanexa, Shining Blade, Death SS, Raff, Revenge, Rollerball.

Bud Ancillotti:

“Il teatro tenda di Certaldo ribolliva, era una bolgia infernale di metallari giunti da tutte le parti d’Italia, che fin dalle prime ore del mattino presero “d’assalto” il paese, sembrava di essere al Reading Festival (vicino Londra) di quattro anni prima, seppur fatte tutte le dovute proporzioni.
Ricordo che c’era nell’aria un’eccitazione pazzesca, sia tra noi gruppi che tra i ragazzi che accorsero numerosissimi alla “chiamata”.
Non fu affatto facile coordinare tutte le band, con i soliti problemi tecnici da affrontare, i cambi di palco, i soundcheck etc
Ci fu anche un mitico scontro tra metallari e alcuni ragazzi di Certaldo, paese che ha sempre avuto una forte tradizione Punk. Insomma tutti questi ingredienti esplosivi fecero si che questa giornata si trasformasse in un evento davvero memorabile”.

Nel 1983 Strana Officina produce il suo primo demo inviato, tra gli altri, alla redazione di Rockerilla, una delle prime riviste a tenere una rubrica tematica sull’heavy metal. Fu così che il gruppo ottenne la sua prima pubblicazione su vinile con la Saxoniana.

Nel 1984 pubblicano il loro primo EP dal titolo Strana Officina (Minotauro), album in lingua italiana, all’epoca una peculiarità degli Strana Officina e una rarità all’interno dell’heavy metal nazionale[2][7]. All’interno del disco, oltre al brano Luna nera da cui fu tratto il videoclip, ci sono brani storici come Viaggio in Inghilterra e Piccolo uccello bianco di cui una versione live fu presentata in forma video alle TV tematiche di allora.

Nel tour che ne seguì è da menzionare la partecipazione all’Italian Massacre di Mantova e l’intervista per il programma di videomusic Heavy con Kleever del 1985.


Tra il 1985 e il 1987 il gruppo, anche a causa delle trattative con le etichette estere, matura l’idea di utilizzare prevalentemente la lingua inglese e nel 1987 esce il 12″ EP The Ritual per la LM Records di Luigi Mazzesi. Il disco ebbe un ottimo riscontro di pubblico e di critica, divenendo così uno dei gruppi più importanti del metal italiano con concerti che perlopiù facevano il “tutto esaurito”. Uno dei loro storici concerti al Tenda di Firenze contò più partecipanti di quelli convenuti per Venom ed Exodus messi assieme. Nel 1987 gli Strana Officina vengono inseriti nella storica compilazione di metal italiano prodotta dalla Durium e intitolata Metalmaniac, con il brano più noto dell’album intitolato Metal Brigade.

Nel 1988 esce l’LP Rock & Roll Prisoners, disco in cui traspaiono molte influenze: dal blues all’hard rock anni ’70, dal rock and roll al tipico british Heavy Metal.

Il disco ottenne un discreto numero di vendite e porta a un intensificarsi dell’attività live. Tra i live del tour che seguì il disco è da menzionare quello di Livorno, che fu ripreso dal Centro Video S. Marco con la regia di Andrea Bartoli e trasmesso da Videomusic. Ad agosto di quello stesso anno il gruppo rappresentò l’Italia insieme ai Fil di ferro e ai Crossbones all’Open Air Music Festival di Lugano.

Bud Ancillotti:

“L’organizzazione dell’Open Air 1988 fu perfetta, inimmaginabile anche per le grosse band internazionali in tournee nel nostro paese.
Tra i vari gruppi e gli addetti ai lavori si instaurò subito un bel feeling che proseguì per tutti e due giorni della manifestazione.
Anche il backstage era un paradiso degno di Castle Donington, tutti i gruppi avevano a disposizione un camerino dotato di ogni comfort, fusti di birra alla spina, superalcolici e cibarie di ogni genere, mancava solo che ci avessero fatto trovare delle groupie…

Nel 1991 esce il side project Hard Rock dei fratelli Cappanera, Non C’è Più Mondo.
Possiamo ricordare la dolce ballad malinconica “Impossibile Capirti”, “Non C’è Più Mondo” o la glorificazione della vita on the road “La Nostra Banda Vi Prenderà” (abbastanza profetica nei versi “perchè la vita è breve”), la cruda “Barbone” e la californiana “Aurelia Freeway”.

L’INCIDENTE STRADALE
Poi accade una tragedia: è il 23 luglio 1993, un venerdì sera, quando la macchina di Fabio e Roberto Cappanera parte da Livorno verso Firenze e, all’altezza di Ginestra Fiorentina (sulla Fi-Pi-Li), perde il controllo per colpa di una borsa caduta dalla moto che precede la vettura.
Fabio e Roberto perdono tragicamente la vita, mentre le due mogli e il figlio presente si salvano. Quella data resterà scolpita nella memoria di tutti ma il progetto Strana Officina va avanti, con l’ingresso in line up di Rolando Cappanera (figlio di Roberto) alla batteria e Dario Cappanera (nipote di Fabio e Roberto) alla chitarra.
“La Terrazza” ospitò il festival “Luna Nera” nel 1994, a un anno dalla scomparsa dei due fratelli, con band provenienti da tutta Italia, e vennero migliaia di persone.
Da tutta Italia arriveranno ricordi, pensieri, parole.

LA NUOVA BAND


Siamo nel 1995 quando esce la compilation Una Vita Per Il Rock con brani sia in italiano che cantati in inglese. Si tratta di una raccolta comprendente le canzoni pubblicate nei primi 2 EP e nel 33 giri.
Il remake di “Non Sei Normale” secondo leggende è stato registrato in uno studio mobile nei locali di un ex manicomio però “Man Of Metal” (questo era il titolo in inglese) per vari motivi non è mai venuto alla luce.

Nel 2006 il gruppo si riunisce per un solo concerto e il posto dei compianti fratelli Fabio e Roberto Cappanera viene ufficialmente preso dal nipote Dario e dal figlio di Roberto, Rolando Cappanera. Il riformato gruppo suona nella giornata italiana del Gods of Metal. Nel giugno 2007 esce la raccolta The Faith, contenente le ri-registrazioni di vecchi classici insieme a due brani inediti. Con la sua pubblicazione, il gruppo riprende l’attività live in tutta Italia.

Il 21 marzo 2010 viene pubblicato sotto l’etichetta My Graveyard Productions l’album Rising to the Call[3], il primo disco di inediti che vede la formazione composta dai due veterani Daniele “Bud” Ancillotti (voce) ed Enzo Mascolo (basso, solo in due brani) al fianco dei giovani Dario “K” Cappanera (chitarra) e Rolando Cappanera (batteria). L’album contiene 10 tracce, di cui otto inedite e due, in italiano in chiusura del CD, tratte dal vecchio repertorio del gruppo. Il disco viene presentato ufficialmente durante l’Italian Gods of Metal 2010.

A febbraio 2014 vengono pubblicate le ri-edizioni dei primi 2 EP Strana Officina e The Ritual, dell’album Rock & Roll Prisoners (prima pubblicati singolarmente solo in vinile e, in CD, nella compilation Una vita per il rock) e della raccolta Rare & Unreleased (precedentemente edita solo su vinile all’interno del Box La storia 1979-1989 e contenente alcune canzoni inedite su EP e LP). Le ristampe sono pubblicate su CD dall’etichetta italiana Jolly Roger Records e contengono i brani in versione rimasterizzata, bonus tracks e brani live.

Dicembre 2015 esce il libro Batti il Martello, la biografia ufficiale della Strana Officina (Crac Edizioni) scritto dal giornalista Alex Ventriglia (H/M, Ciao 2001, Power Zone, Rocker, Grin Zone, Metal Maniac, Classic Rock, ora direttore editoriale di Metal Hammer Italia) e curato dal giornalista e scrittore Luca Fassina.

Nel 2018, esce la compilation Non finirà mai, contenente i brani inediti registrati dalla seconda formazione del 1993-1995, e il rifacimento degli stessi ad opera della nuova formazione degli anni duemila.

Il 19 aprile 2019, sempre per la Jolly Roger Records esce il disco Law of the Jungle, preceduto dal videoclip ufficiale The Wolf Within e anche questa volta chiuso con due tracce riprese dallo storico repertorio del gruppo Difendi la Fede (versione italiana di Metal Brigade) e Guerra Triste.

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