bangout

Ottimo disco di quello che molti definiscono alternative rock, Paradise 99 dei Bangout. Al di là delle etichette, che lasciano sempre il tempo che trovano, i nostri sono fautori di un energico rock/metal contemporaneo. Con uno spiccato gusto per la melodia. Undici brani diretti, intrisi di mille sfaccettature. Dall’elettronica a sferzate industrial senza dimenticare la base heavy.

Tutto al servizio della melodia. Da questo punto di vista va fatta una menzione alla voce. Personale, perfettamente inserita nel contesto, capace di creare ritornelli orecchiabili non indifferenti. Tecnicamente la band ha moltissime carte dalla sua. Padronanza degli strumenti, cambi di tempo, alternarsi di calma e tempesta. Richiami stilistici diretti è difficile farne. I Bangout infatti hanno creato uno stile personale assolutamente riconoscibile. Entrando nel dettaglio. Le chitarre, pur senza sferzate groove o nu metal, creano una base più che solida, variegata.

Molto azzeccati i passaggi con note ‘non usuali’ all’interno degli accordi. Queste creano dinamicità, tensione. Caratteristiche che si risolvono nei ritornelli aperti. La maggior parte dei brani è in mid tempo, scelta che dà la possibilità all’ascoltatore di poter ben apprezzare ogni passaggio. Dal canto loro gli altri strumenti non sono da meno. In particolar modo la sezione ritmica. Anch’essa dinamica, impenetrabile, potente e maestosa. L’apporto dei synth si può dividere in due momenti. Il primo a coadiuvare la creazione del wall of sound. Il secondo invece come supporto nei momenti di calma.

Due tipi di approccio diversi ma entrambe strumentali ai testi. Anche i brani lenti risentono del Bangout style. Something Special, una semi ballad, perfettamente evidenzia questo aspetto. Apertura acustica cui si susseguono, in un crescendo che esplode sul finale, le inserzioni degli altri strumenti. Cambio di atmosfere con riferimenti più elettronici in Stupid Bitch. Un brano molto ben costruito. Lo caratterizzano numerosi cambi di passo, stop and go e un ottimo utilizzo dei cori. Rimarchevole il break iterato basato sulla linea di basso. Tuttavia non è il solo passaggio che colpisce.

Verso i ¾ un improvviso colpo di scena: l’ingresso del suono di campane. Cambiano ancora le coordinate con Long live the brave. Una semi ballad malinconica, carica di tensione, di saliscendi di intensità. Potenza che si alterna a delicatezza. Ottimo il solo, evocativo su scala minore. La chitarra fa ben due interventi solisti, il secondo, che porta poi al finale, è più hard rock. Si incupiscono le atmosfere con Calling. È un brano inquieto e inquietante nel quale la tastiera fa da traino. Le sei corde fungono da accenti ritmici. Ottimo il transito ad un ritmo pieno, monolitico caratterizzato dal buon uso dei cori.

Su coordinate più prettamente metal The end of alla stars. Granitica, percussiva, pesante, ma sempre melodica. Anche qui i nostri non perdono occasione per mostrare di saper scrivere ottimi brani. Si susseguono, infatti numerosi cambi con base ritmica più percussiva prima di esplodere nei ritornelli melodici. Va citato lo scambio tra tastiera e batteria che porta la solo superata la metà della canzone. L’intervento solista non è monodirezionale né tantomeno scontato.

Nel suo evolvere passa da rapidi susseguirsi di note ad attimi più languidi. Per avere la vera ballad del disco si deve arrivare al penultimo brano, Roots of stone. La canzone è guidata da voce e pianoforte in un contesto in ogni caso dinamico, umorale. Chiude il disco One reason, canzone dal sapore più progressive senza sconfinare. Ottimi i chiaro scuro creati dagli strumenti con la tecnica del vuoto e pieno. Passaggi con base minimale si scambiano il posto con attimi granitici.

Concludendo. Un disco bello quello dei Bangout. Particolare, non scontato. Pur se riferibile ad un genere, non ne segue pedissequamente le direttive. I nostri sono riusciti a costruirsi uno stile unico e identificabile, cosa non semplice in un mondo dove pare che tutto sia già stato detto. Da non perdere per gli amanti della melodia, dei suoni decisi, della musica ben suonata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *