Carovana Tabù, un disco di cui Miles Davis sarebbe fiero

Uno degli aspetti più bello delle arti e, quindi, anche della musica, è il non essere delle isole. L’interdisciplinarità è intrinseca nell’espressione umana. Ogni modalità espressiva richiama o, meglio, può richiamarne un’altra. Spesso uno dei connubi più indicati è quello tra arti figurative e musica. Si voglia per quanto riguarda i video dei diversi brani, le copertine, o ciò che le canzoni trasmettono.

I Carovana Tabù hanno fatto propria questa premessa addentrandosi in un esperimento tutt’altro che facile. Trasformare in note, le proprie e personalissime note, i quadri di Miles Davis. Hanno affrontato questo compito con tutta la modestia, il rispetto e la delicatezza che il caso impone. E lo hanno fatto passando prima attraverso le note di Davis.

Quelle note che a loro volta dipingono immagini. Il disco è idealmente diviso in due parti. Una prima dove, appunto, i nostri si sono cimentati con ben 7 brani del musicista statunitense. Essendo la personale interpretazione ‘appunti’ non se ne possono fare. Si può dire se è ben suonata o meno. Tutto qui. Il resto sono solo chiacchiere da pseudo intenditori.

Una cosa è certa, le atmosfere, i cambi di voce, le impennate ritmiche sono spiazzanti e, di conseguenza, notevoli. Inutile soffermarsi sul livello dei singoli musicisti. Solo una parola, eccelso, come tante volte accade nel jazz. L’ottetto ha poi un’altra formidabile arma dalla sua: l’eterogeneità delle esperienze pregresse che messe tutte assieme danno come risultato un sound caleidoscopico. Jazz, funk, soul, rock, blues e chi più ne ha più ne metta.

La coralità del risultato non può lasciare indifferente neanche un sasso. In Four gli intrecci di chitarra elettrica e fiati, dopo in ingresso al limite del free jazz, è davvero spettacolare, solo per citare un brano. Il track by track richiederebbe uno scritto almeno di 10 pagine. E questo per la parte ‘cover’. Le virgolette non sono d’obbligo, di più. Non si tratta semplicemente di rifacimenti ma di interiorizzazione e revisione dei brani.

Immutato punto di vista anche sulla seconda suite. Pur avendo uno spunto differente è sempre la forza dell’insieme che fa la differenza. Morbidi e notturni passaggi di piano introducono a New York By Night, la prima delle tre originali.

Ascoltandola effettivamente ci si può rivedere a camminare per le strade della grande mela con auricolari isolanti mentre si attraversano marciapiede colmi di persone. Volti che passano accanto inizialmente senza una storia ma che lentamente diventano la città stessa che si ritrova, si incontra, pulsa e suona.

Per non parlare dei ritmi sincopati di Dancer o dei repentini cambi di tempo e atmosfere di Root.

Tirando le somme. Un disco da ascoltare a riascoltare mille volte e ancora non ce ne si sazierà. Un viaggio non solo nella musica di Davis ma dentro i propri pensieri. Leggeri, muovendosi a ritmo, riflessivi, mentre si superano stretti vicoli dai quali esce una musica suadente e coinvolgente. Un disco adatto a tutti gli amanti della buona musica, che non hanno preclusioni di genere e sanno quando un disco trasmette emozioni. Da non perdere.

I Carovana Tabù sono:

Stefano Proietti – pianoforte, tastiere, composizioni e arrangiamenti

Andrea Albini – chitarra acustica, chitarra elettrica e composizioni

Nicole Brandini – basso elettrico

Davide Di Giuseppe – batteria e live electronics

Giacomo Cazzaro – sax alto, sax baritono e composizioni

Federico Limardo – sax tenore, sax soprano e clarinetto

Tony Santoruvo – tromba e flicorno

Giulio Tullio – trombone

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