Arianna, la nuova Monna Lisa

Arianna, la nuova Monna Lisa

Si può essere una stella internazionale eppure rimanere sempre con i piedi ben piantati in terra? Sembrerebbe una domanda retorica alla quale potrebbe essere difficile rispondere con un secco sì, ma dopo aver conosciuto Arianna viene da mettere la proverbiale “mano sul fuoco”. Figlia d’arte (NdR: la mamma è Graziella Caly, cantautrice e scrittrice molto prolifica tra gli anni ’50 e ’70), comincia la sua carriera partecipando prima a Fantastico, firmando in seguito un contratto con la Disney, divenendo la testimonial italiana del famoso marchio statunitense. Nonostante le importanti esperienze, Arianna rimane una ragazza come tante altre, coltiva il suo sogno senza farsi forte del suo passato, contando solo sulle sue (ottime) capacità. Ed è così che arriva nell’olimpo delle star internazionali, collaborando con i nomi più noti del panorama musicale: Michael Bolton, Shaggy, Flo Rida, fino ad arrivare a Will.i.am, leader dei Black Eyed Peas con il quale ha collaborato nel brano Mona Lisa Smile.

A 14 anni diventi la testimonial della Walt Disney: per una ragazza di quell’età è un compito davvero impegnativo, avevi una responsabilità molto grande, non molte bambine di quell’età avrebbero avuto lo stesso spirito nell’affrontare una cosa simile.

Forse è perché sono figlia d’arte, la musica è sempre stata presente in casa e sono cresciuta con mia mamma che mi portava spesso a teatro e in giro per tour. Ho iniziato a esibirmi da bambina insieme a lei in tournée. Sono cose che se hanno sempre fatto parte della tua vita, non rimani sorpresa se a 14 anni ti offrono un contratto del genere. È una responsabilità che ti prendi, ma quando hai quell’età non ti rendi conto, se penso che la prima trasmissione importante che ho fatto in vita mia è stata “Fantastico”, la cosa più grande che c’era in Italia all’epoca, se dovessi rifarlo adesso sarei molto più stressata rispetto a quando avevo 14 anni. Perché sei un po’ irresponsabile, un po’ leggera ed entusiasta delle cose senza pensare alle conseguenze, a differenza di oggi visto che ogni cosa che faccio la prendo con timore, paura dei giudizi.

Non hai mai saltato le tappe, hai fatto la tua gavetta e soprattutto non ti sei mai proposta come “la testimonial della Disney”, tutto quello che hai conseguito in questi anni è stato solo frutto del tuo impegno e della tua costanza. Un valore davvero raro da trovare, poiché ci sono molti artisti che, forti dell’improvvisa fama, non riescono a rinnovarsi finendo per cavalcare la solita onda.

In effetti questa cosa delle tappe non bruciate penso di averla rispettata anche nella vita, ho aspettato il momento giusto per sposarmi e avere figli, sono cose che se vengono prese nei giusti tempi è difficile che crollino.

Hai avuto modo di collaborare con nomi eccellenti della scena internazionale: c’è qualcosa di particolare che hai imparato da loro?

Sicuramente la cosa che impari da artisti che hanno fatto la storia della musica è l’umiltà. Sono persone, penso a Will o a Michael Bolton, che per me è stato un esempio anche vocale e il fatto di aver dettato con lui già tre volte mi fa un certo effetto, vedo sempre che sono “normali”, fanno bene il loro mestiere e non si atteggiano a personaggi “arrivati”. Sono persone vere che hanno una vita normalissima e fanno il loro mestiere. Spesso però incontro gente che è molto più in basso e ha un atteggiamento per niente umile, ma è l’umiltà che ti fa crescere perché se tu sai di non essere mai “arrivato” hai la spinta per crescere e migliorare. Se pensi di aver già fatto tutto ti fermi, e questi artisti sono grandi perché sono sempre alla ricerca del nuovo. Ad esempio Will, se vai nel suo studio di Los Angeles sembra di essere dentro una navicella spaziale: lui crea vestiti, sta sviluppando un orologio che davvero sarà in grado di fare tutto. Non è solo un cantante, lui è in grado di guardare al futuro, è di una genialità incredibile e non si ferma mai, non perde tempo.

Esempio lampante ne è anche il video di Mona Lisa Smile, non abbiamo davvero filmato dentro il museo del Louvre, eravamo nel suo studio di registrazione video e avevamo questo sfondo verde dietro: tutti quei quadri in movimento, che vivono, sono stati creati da Michael Jurkovac e dal team degli effetti speciali. Noi eravamo solo vestiti e truccati come i personaggi nei quadri. Lui dice che si tratta della sua opera d’arte “viva”, e non posso che dargli ragione. Durante il Columbus Day, mentre cantavo e veniva proiettato il video, Joe Germanotta, il papà di Lady Gaga, ha affermato che sua figlia non ha mai avuto un video di questo tipo. Per questo chiedo che venga dato valore a questo progetto di Will nel quale sono una umile interprete e sono onorata di essere stata scelta come Monna Lisa italiana.

A tal proposito: come è nata la collaborazione con Will.i.am?

Will.i.am lo conosco da molto, l’ho incontrato a Los Angeles, ero stata a pranzo con lui molto tempo fa e lui aveva già stava pensando a questo progetto. Sapendo che ero italiana e che cantavo, mi ha proposto il brano del quale aveva già realizzato una versione ma con il ritornello cantato a bocca chiusa, e mi disse che voleva avere una Monna Lisa “parlante”, e soprattutto italiana. Ho fatto un provino, gli è piaciuto e da lì sembrava che sarebbe uscita solo la versione italiana, dopodiché ha avuto l’idea del video e l’abbiamo realizzato.

Hai accompagnato i ragazzi de “Il Volo” durante il loro tour americano. Hai trovato delle differenze rispetto all’Italia riguardo l’accoglienza del pubblico e, più in generale, nell’ambiente musicale americano rispetto a quello italiano?

Premetto che tutto quello che è italiano in America, basta che tu dica “Sono italiana” oppure “Sono italiana e canto” o “faccio moda”, lì viene presa come una grande cosa. L’Italia all’estero è molto più stimata dell’Italia in Italia, perché noi siamo i primi ad abbattere noi stessi, siamo la prima causa del nostro male (ride). In più lì sono molto più aperti a sentire cose che non sono abituati a sentire, soprattutto una bella melodia, e la gente all’estero dagli italiani vuole la melodia. Siamo così bravi a farla che non c’è bisogno di andare lì e fare i finti americani: dobbiamo andare lì e fare gli italiani veri. Per questo quando arriva qualcuno come “Il Volo” viene ricevuto con entusiasmo, perché per loro è quasi “esotica” perché è diversa e fatta bene.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ci sarebbe un album, metto il condizionale perché questo era un featuring che ci tenevo particolarmente a far uscire come singolo. Sicuramente la prossima canzone sarà una canzone solo mia. Ho nel cassetto delle cose molto interessanti, ma sinceramente la prossima cosa penso che sarà un singolo mio, forse in inglese. Ormai ho cantato spesso in inglese, vivo tra l’Italia e l’America e penso che ormai non sia più un tabù cantare in inglese nel nostro Paese.

  

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