maneskin

Il nuovo che avanza, o solo il vecchio riciclato per l’ennesima volta?

Oggi il nostro IMO si concentra un fatto generato per essere commentato. Soprattutto in un mondo come il nostro. E noi stiamo al gioco. Un argomento che non riguarda direttamente l’underverso ma tutto il mondo del rock. La vittoria dei Maneskin come best rock su Metallica e Foo Fighters. Di primo acchito, letta la notizia, la prima reazione è stata: non è possibile. Non ci credo. Poi, riflettendoci, ho pensato, in primo luogo, che fosse prevedibile. In secondo che si tratta di un premio del sistema.

Quindi ciò avviene al suo interno è strumentale. Come terzo pensiero è arrivato anche, è giusto che sia così. Andiamo a spiegare. Era prevedibile. I Maneskin hanno una risonanza mediatica che gli altri due allo stato attuale non riescono a contrastare. Vero è che parliamo in ogni caso di due colossi. Ma due colossi per chi? Per quanto possano essere trasversali a livello generazionale, il loro zoccolo duro è sempre costituito da persone che hanno superato la trentina.

A livello di chiacchiericcio da bar, di gossip nell’accezione più negativa del termine, non sono appetibili. Se Hetfield dovesse rientrare in un centro di recupero o sfasciare una camera d’albergo, non interesserebbe a molte persone. Specialmente da una certa fascia d’età in giù. Il loro comportamento deve rimanere quello di persone adulte quali sono. Per i Maneskin è diverso. Se gli dovesse accadere la stessa cosa ad uno di loro, ci sarebbe un putiferio mediatico.

Senza contare la presenza che i nostri hanno avuto, ed hanno, sulle copertine di mezzo mondo di riviste, siti, magazine e via discorrendo. Presenza spesso non dovuta a meriti musicali. Qui subentra la seconda considerazione. Il fatto, cioè, che essendo un premio inserito all’interno del business musicale, non può certo essere scevro da scelte che con la musica non hanno nulla a che fare. È ovvio che venga premiata la ‘spendibilità’ di un artista invece del suo valore effettivo.

È il sistema che celebra la vittoria dei propri sistemi promozionali. Per dirla fuor dai denti, se la cantano e se la suonano. Solo loro ad aver portato i Maneskin dove sono. Non è stata certo la musica. Sono i media manager, i content creator, i gestori di immagine, gli uffici stampa ad aver creato il fenomeno. Il premio non è altro che un riconoscimento dei propri sforzi.

Potrà essere scomodo ammetterlo, ma se i tre gruppi dovessero suonare la stessa sera nella stessa città, credo che i romani riuscirebbero a riempire il palazzetto senza problemi. Anche se i tour di Metallica e Foo Fighters stanno andando più che bene, la risonanza che hanno non basta. Non è appetibile mediaticamente. È un po’ il celebrare il fatto che oggi vince chi si sa presentare.

Oppure no. Ed entriamo nel terzo tema. È giusto che sia così. Lo è perché i Maneskin, da prodotto studiato a tavolino, come questo premio sigilla, sono indirizzati verso un pubblico ben specifico. Sono stati partoriti per piacere ad una precisa fascia di età. Loro sono il nuovo fenomeno generazionale. Chi li ascolta è stato selezionato, profilato, studiato, ben prima che la band venisse allo scoperto. Il fatto che il mondo del rock sia ancora oggi un mercato più che ambito e appetibile, lo dimostrano diversi studi.

Allo stesso modo lo dimostra il successo di alcune emittenti radiofoniche. Oggi nulla capita a caso. Lo hanno capito molto bene i Metallica che hanno lottato mediaticamente, che sono stati e sono presenti sui social come è giusto che sia. I Foo Fighters dalla loro combattono alla stessa maniera ma hanno come obiettivo un pubblico diverso. I Maneskin non valgono nulla musicalmente? Può darsi. Non fanno altro che prendere pezzi a destra e a manca di altre band e rimetterli assieme? Vero.

Eppure, a pensarci bene, questa è una cosa che dà fastidio solo ad una certa fascia di pubblico. Un lembo che viene strumentalizzato di sponda per dare ancora più risonanza alla band. L’indignazione dei vecchi rockers non fa altro che innalzare l’asticella degli ascolti. Aumenta le barricate generazionali, il conflitto generato dal classico ‘non capisci’. È lo stesso fenomeno che capitò, si perdoni il paragone blasfemo, con i Nirvana. Quanti critici li distrussero?

Quanti li accusarono di riciclare delle formule musicali nate ben prima del loro tempo? Eppure il pubblico, il music business, non diede retta. I Nirvana esplosero inesorabilmente nonostante le critiche. Ora, non possiamo mettere le due band sullo stesso piano per infiniti motivi che è facile rilevare. Tuttavia il paragone regge. Lo stesso discorso si potrebbe fare con i Guns e altri gruppi presi da tritacarne del business e gettati in pasto alla massa.

Quindi? Che cosa potrebbe mai portare di buono questo avvenimento? Potrebbe portare di buono che, magari, a furia di scontrarsi, qualche giovane possa interessarsi ai riferimenti che i vecchi fanno per accusare i Maneskin di pocaggine. Certo, non accadrà nulla di eclatante. Il pubblico della band romana è stato ben selezionato. Tuttavia trattandosi di esseri umani oltre che di numeri, possono, per ora, essere imprevedibili e volgere il proprio aguardo anche altrove.

E noi, cosa posiamo fare o prendere in questa situazione? Nulla. Non possiamo fare o prendere nulla. Possiamo solo proseguire sulla nostra strada stando alla finestra a guardare persone che si accapigliano per un nonnulla e aprire la porta se qualcuno di loro dovesse bussare.

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