Recensione a cura di Carmine Rubicco

Malauguratamente per i nostrani Sticky Fingers Ltd, originari di Vignola, nel modenese, i Black Crows sono già esistiti e sono rimasti in attività per un periodo piuttosto lungo.

Ok, anche per la band dei fratelli Robinson ci è voluto un po’ prima di riuscire a trovare una propria personalità, ma già sul secondo disco le cose erano decisamente migliorate. Per poter dire qualcosa di sensato degli emiliani è la stessa cosa, si dovrebbe aspettare il prossimo cd.

Quello oggetto di questa recensione, Point of view, non soddisfa appieno pur avendo moltissimi punti a suo favore. Come esordio è di tutto rispetto, tenendo presente che la band è attiva, con le classiche alterne vicende, dal 1996. Ci sono voluti diversi ascolti per arrivare a capire cosa non quadrasse. E non si sta parlando di prog ma di rock, diretto, viscerale, quello che ha solo due vie: o ti arriva o non ti arriva.

Gli SF si fermano invece nel mezzo. Sembra un vorrei ma non posso, un mi piacerebbe andare oltre ma sono dubbioso. Ed è un peccato perché a risentirne è innanzitutto il loro lavoro. La tecnica c’è, la poduzione pure, i brani anche, tuttavia non basta. I suoni sono un tallone d’Achille, poco graffianti e incisivi, troppo ‘puliti’.

Non è musica che entra nelle vene, che ti fa scuotere la testa o canticchiare. Sono note che passano, che ricordano qualcosa ma non sai che cosa, ma poco importa, spento il lettore non sarà rimasto impresso nulla. Un mix tra tradizione rock anni 60 e hard rock di metà anni ’80, ma non scoppiettante nonostante un inizio al fulmicotone con la opening Bad Moon.

Per una volta forse un cantato in italiano avrebbe meglio distinto il disco facendolo forse scivolare verso il versante Negrita, ma certo non lo avrebbe fatto disperdere così tanto.

Tutto ciò fermo restando la perizia dei singoli elementi, l’ottima voce di Lorenzo e la buona produzione. Uno dei brani meglio riusciti è forse Hope you like, un chiaro tributo ai Fab Four più ritmati.

In conslusione, punto di vista sospeso. Un buon disco, ma come ce ne sono molti in circolazione di nessuno dei quali si ricorda il titolo. Un po’ più grezzezza nei suoni, nell’attitudine, un po’ di ‘cattiveria’, un po’ più di blues potrebbero forse essere la giusta via per il prossimo passo discografico.

TRACKLIST

01. Bad Mood
02. You Don’t Have To Go
03. Hope You Like It
04. Be Your Man
05. Shine
06. Underdog
07. I’ll Go Alone
08. This Misery
09. North Star
10. Naked Soul

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