Body Hunter – capitolo 14

Ridatemi il mio corpo

Capitolo 14

La ragazza prosegue in un altra direzione. Sola senza saperlo. ‘Io lavoro da solo’, si dice Inamod allontanandosi dal sentiero principale. I piedi affondano nel fango quasi fino alla caviglia. Diventa sempre più difficile proseguire. Fortunatamente la pioggia ricopre le orme facendo collassare su se stesse le pareti delle tracce. In pochi istanti è perso nel pieno della boscaglia dove non distingue più urla e marce nella sua direzione. Non si sentono più proiettili dilaniare le gocce prima che tocchino terra. Attorno, alberi scarni o quello che potrebbe somigliare a scheletri di tronchi. Ne ricordano la forma e la consistenza ma non la naturalezza o il verde. Il fogliame è uniformato su un verde grigio in tono tutto l’anno. Sono stati mutati. Sono geneticamente perfetti. Nessun errore nelle loro cellule. Ci sono interi boschi, sterminate foreste così.

Non si ferma ancora. ‘Devo trovare un riparo sicuro fuori di qui’, si dice proseguendo la corsa. Il buio è spezzato solo dai fari dei mezzi volanti e dalle torce che paiono essere dappertutto riflesse dalla pioggia di plastica. Dalla parte opposta al suo sentiero la giovane donna è rincorsa a breve distanza dai cani. ‘Non ci può scappare’ si incitano i soldati mandati all’inseguimento. ‘Una cosa è certa – commenta il milite Jhons – prima di farlo arrivare davanti al giudice voglio spiegargli io come certe cose non conviene farle’. Gli occhi continuano a scandagliare la notte. Non si rende neanche conto che sono entrate in azione le retine a infrarossi. Per lei da un po’ a quella parte ogni notte, ogni luogo senza luce ha quel colore. ‘Devo riuscire a seminarli. Pensano che sia con gli attentatori. Il che potrebbe anche essere un vantaggio. Il problema è il resto. Tutto quanto il resto. Chi sa l’idiota che fine ha fatto’ pensa superando con un balzo un burrone che la porta al di la di un torrente già ingrossato dall’acqua. ‘Con questo forse ce la faccio. A meno che tra loro non ci sia un ultracop. Magari tra gli ufficiali. Solo quelli hanno i potenziamenti necessari per fare quello che ho fatto io. Solo loro potrebbero continuare a seguirmi. Se quell’idiota non mi avesse fatto perdere tutte quel tempo sdraiata nel fango a quest’ora sarei potuta essere al sicuro senza aver abbandonato tracce qua e là’’. Sulla riva opposta su cui è atterrata dopo il balzo, tra i rigagnoli che segnano la terra battuta, un sentiero si inerpica sul fianco scosceso di una collina. Senza esitazione inizia a percorrere la salita con tutta la forza di cui è capace. Jhons e i suoi compagni a stento riescono a frenare sull’orlo del crepaccio. ‘Questa non ci voleva’ pensa ad alta voce il sottufficiale. ‘Se non stesse piovendo non ci sarebbero problemi. Con quest’acqua diventa già pericoloso correre figurarsi saltare dall’altra parte rischiando di cadere di sotto’. Ferma con un urlo i compagni. ‘Corda e rampino alla mano. Sparate un uncino dall’altra parte e superate questa bocca’ impreca indicando un drappello di tre uomini. ‘Noi proseguiamo verso nord seguendo l’acqua. Troveremo un valico’. Nel frattempo il temporale si è fatto più imperioso. La notte pare non voler passare.

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