“Il futuro del Metal è tutto nelle azioni di chiunque lo propone o lo segue”, dicono gli Anno Mundi

Abbiamo incontrato gli Anno Mundi, band romana di matrice chiaramente sabbathiana, il cui ultimo album, “Land Of Legends” accontenta in egual misura tanto i progster incalliti, quanto i seguaci sanguigni del metal.

Anno Mundi 2020

1. Come nasce un disco come questo così tanto diverso dai precedenti?

Gianluca: Questo e il disco precedente raccolgono materiale registrato nella medesima sessione di studio. Il fatto che i pezzi di maggiore propensione prog siano stati raccolti nella seconda uscita discografica, risponde esclusivamente ai gusti della Black Widow Records, che ha estrapolato i 5 brani ritenuti più vicini al proprio target sonoro.

2. Come è avvenuta la svolta?

Gianluca: Se, come credo, per svolta intendi il maggiore spazio concesso alle influenze prog, posso dire che, nel tempo, cambiano i gusti, i musicisti si avvicendano, incidono le esperienze personali e intervengono altri fattori. Insomma, ci sono innumerevoli componenti che contribuiscono a far mutare una direzione musicale ad una band. Sono veramente pochi i gruppi che nel tempo non subiscono cambiamenti stilistici.

3. Quali, ad esempio?

Gianluca: in prima battuta, mi vengono in mente gli ACϟDC, i Cirith Ungol, i Motorhead, gli Ozric Tentacles. Questi ed altri gruppi hanno sempre prodotto sonorità piuttosto consolidate, dando vita ad un vero e proprio marchio di fabbrica. È un pregio perché, comprando un loro disco, i fans vanno sul sicuro, sapendo sempre cosa aspettarsi; è un difetto perchè non c’è sperimentazione né ricerca nella loro musica. Ascolta l’ultimo degli ACϟDC: dicono sempre la stessa cosa, anche se lo fanno benissimo.

Per contro, bisogna manifestare cautela invocando il cambiamento: basti pensare ad album come “In Through The Out Door” dei Led Zeppelin, “Hear In The Now Frontier” dei Queensrÿche e “Load” dei Metallica: si tratta di vere e proprie involuzioni, a mio avviso. Non sono, cioè, da considerare svolte stilistiche, ma veri e propri tradimenti nei confronti dei fan.

4. E quale è stato un esempio di svolta che non ha snaturato lo spirito e il sound della band?

Gianluca: il cambio stilistico espresso dai Whitesnake tra “Slide It In” e “1987” è stato piuttosto rilevante ma lo spirito della band è rimasto immutato. Anche la trasformazione degli Yes manifestata a ruota con “Tormato”, “Drama” e “90125” è stata assai avvincente.

5. Ci sono decise influenze prog anni 70, nel vostro album: si tratta di scelte o di cose arrivate dalla composizione?

Gianluca: gli anni ’70 hanno sempre esercitato una grandissima influenza nella nostra musica, e ciò fin dagli esordi. Il lato prog, prima appena sfiorato, adesso è assai presente, ma si è trattato di un’evoluzione casuale, determinata, come detto, da vari fattori, tra i quali anche la curiosa composizione dell’organico, che annovera musicisti provenienti da compagini progressive (Renato Gasparini, Mattia Liberati, Flavio Gonnellini), hard & heavy (Federico Giuntoli), dark wave (Francesca Luce), addirittura classiche (Alessandro Milana).

5. I vostri testi…. perché queste tematiche?

Alessio: Beh, le tematiche che affrontiamo in genere fanno parte dell’immaginario Hard/Prog degli anni ’70. In ogni caso, cerchiamo sempre di dare ai testi che componiamo un senso nostro.

Possiamo spaziare dalla fantascienza di “Timelord”, all’astronomia di “Dwarf Planet” passando per la mitologia di “Female Revenge” e per gli orizzonti leggendari di “Hyperborea”.

In alcuni casi abbiamo descritto personaggi storici (come Alessandro Magno) o nati dalla fantasia altrui (Erich Zann, partorito dalla mente di Lovecraft).

In ogni caso, ci siamo trovati ad affrontare certi soggetti e certe tematiche perfettamente associabili allo stile musicale che abbiamo scelto. Credo che tutto sia avvenuto in maniera del tutto spontanea.

6. Che idea avete del metal? È morto, come molti dicono, è troppo autoreferenziale o ha ancora un futuro?

Alessio: Il futuro del Metal è tutto nelle azioni di chiunque lo propone e/o lo segue. E’ un genere che ha ormai una forte identità, rappresenta ormai molto dell’immaginario dell’epoca attuale del mondo occidentale, e ha un suo modo di esprimersi, a livello musicale quanto concettuale. Tuttavia, e non vorrei apparire troppo chiuso, se le “nuove leve” del Metal diventeranno schiave delle cosiddette “contaminazioni ad oltranza”, che non sempre appaiono credibili, questo genere musicale non avrà lunga vita (cosa che dispiacerebbe molto, visto che quest’anno il Metal ha raggiunto il mezzo secolo d’età, ricorrendo il cinquantennale dei primi due albums dei Black Sabbath).

E poi, c’è quest’aria sinistra di “total reset” che non mi piace per niente: gente che afferma che il nuovo rock è il rap. Roba da appendere lo strumento al chiodo e smettere di suonare. Ma forse, anche questa situazione però potrebbe rendere il Metal ancora oggi vitale. Non va dimenticato, infatti, che in passato, periodi pessimi ci sono stati e mi sembra che il Metal abbia appunto attinto la forza per tirarsi su proprio dalle situazioni difficili. Il futuro non è scritto: se i musicisti Metal sapranno dimostrare coerenza e credibilità, questo rappresenterà un periodo di stasi e di riflessione dal quale poi avverrà la rinascita. Sono fiducioso.

7. Esistono riferimenti contemporanei per chi inizia a suonare ora oppure fanno parte tutti della golden age?

Mattia: Senz’altro esistono in quei generi che possono vantare un salto estetico qualitativo rispetto alla golden age. In quei generi, un compositore esordiente ha più materiale dal quale attingere e con il quale confrontarsi.

Alessio: Purtroppo io sono cresciuto con gli Oldies & Goldies (Sabbath, Priest, Maiden, ecc.) e oggi non vedo esattamente bands che si possano definire “epocali”. Ma parecchi gruppi giovani negli ultimi anni stanno riscoprendo e proponendo lo stile Metal classico, quello British. Quindi, è un po’ presto per tirare le somme. Di sicuro, gruppi Metal odierni buoni o ottimi ce ne sono.

8. Voi che musica ascoltate (oltre al metal)?

Gianluca: Ascolto tutto, tranne rap e derivati, lirica, house music. Oggi ad esempio, ho ascoltato gli ultimi album di Mina e Renato Zero, un vecchio festival che ha ospitato Little Feat, Weather Report, Bonnie Ratt, una vecchia colonna sonora jazz composta da Romano Mussolini (Kriminal), gli immancabili ACϟDC.

Mattia: Ascolto un po’ tutti i generi. Non sono affatto un purista, anzi. Sono più selettivo nello scegliere autori, album e tracce. Al di là del gusto personale e del momento in cui ascolto la musica, che difficilmente riesco a trascendere, resta sempre il fattore performance. Posso ascoltare qualsiasi cosa, purché sia eseguita a tempo.

Alessio: Pink Floyd, Alan Parsons, Systers Of Mercy, Edoardo Bennato… troppi per ricordarli. Sono sicuro che pur avendo ogni band il proprio stile, e pur inquadrandosi in un solo genere musicale, si può essere influenzati da artisti non necessariamente legati ad esso. Anzi, le cose migliori, anche nel Metal, sono sempre quelle ispirate da elementi esterni. Non sto parlando di “contaminazioni”, ma del buonsenso di ammettere che in ogni genere musicale c’é sempre qualcosa di buono e, allo stesso tempo, di mitigare il tutto con una certa dose di coerenza.

9. Pensate che l’underground abbia ancora un ruolo forte per il metal o la musica in genere?

Mattia: Direi di sì. Soprattutto negli ultimi anni si può notare come major e talent rincorrano le proposte musicali spinte dal basso sui nuovi media. I successi calati dall’alto spesso si rivelano tali proprio perché prodotto di un’azzeccata analisi del mercato musicale underground.

Alessio: Dipende. Dall’underground possono nascere espressioni musicali originali, nuove, coerenti e spontanee… nello stesso tempo, si nascondono in esso espressioni derivative, non tanto sincere, ma spesso e volentieri destinate ad essere sfruttate nel breve periodo da qualcuno che vuol fare un po’ di denaro alle spalle di qualche band di gregari. Una cosa che rattrista è che questo sistema ha fatto poi nascere il mostro dei talent show, orribile realtà che si nutre dei fallimenti delle bands migliori e dello sfruttamento di popolarità nel breve periodo dei gregari di cui sopra. Sta a noi non alimentare questa macchina infernale che, con il pretesto di proporre al pubblico bella musica, finisce invece per standardizzare i gusti.

10. Per quale band vi piacerebbe aprire i concerti?

Alessio: Black Sabbath, Saxon e Iron Maiden.

Mattia: Ho combattuto per anni con gli Ingranaggi della Valle perché non dovessimo mai più aprire un concerto per qualcun altro. Nella quasi totalità dei casi si tratta di situazioni in cui la band, parte debole del rapporto lavorativo, è portata sotto ricatto ad accettare di esibirsi gratuitamente o addirittura pagando. Perciò, non intendo rinunciare a questa conquista, neanche nell’ipotesi di un’apertura “importante”: anche la mia dignità è importante.

Gianluca: Concordo in toto con Mattia. Sognando di volare alto, tuttavia, mi piacerebbe aprire per qualche star degli anni ’80 o ’90, non tanto perchè ciò significherebbe suonare in uno stadio o in un palazzetto, quanto per la condivisione di momenti quotidiani e semplici. Mi piacerebbe avere con loro esperienze normali, tipo giocare a scacchi nel backstade con Dave Mustaine o bermi una birra con Steven Wilson, entrambi seduti su un Marshall ad assistere al soundcheck dei Tears For Fears.

11. Un gruppo per voi imprescindibile e inarrivabile?

Alessio: Black Sabbath. Senza di loro, il Metal non esisterebbe e quindi saremmo tutti moralmente più poveri.

Mattia: Weather Report. Vai un po’ a inventarti un’altra “Havona”…

Gianluca: ovviamente i Beatles. Tuttavia, più che un gruppo, segnalerei singoli artisti: in tal senso, vedo un po’ come dei semidei Bill Bruford, Allan Holdsowrth, Eddie Van Halen, Lyle Mays, Ian Anderson.

12. Una domanda che non vi hanno mai fatto ma che vi piacerebbe tanto vi fosse rivolta (e relativa risposta)?

Alessio: “Sei contento di essere musicista (oltre che ascoltatore) di musica Metal”? Mia risposta: “Sì, perché ormai non saprei discernere le due cose. Sono un musicista e sono un fan. Il Metal è qualcosa di talmente viscerale che può essere definito come una specie di famiglia allargata, un network a cui partecipano tutte le bands del mondo. Andate a visitare metal-archives.com e ve ne renderete conto”.

Gianluca: non mi hanno mai chiesto cosa penso realmente di coloro che recensiscono i nostri dischi e che ci intervistano, se li ritengo qualificati o improvvisati. Dico questo perchè io sono anche un giornalista e, come tale, ho una visione – di qualsiasi redazione – decisamente diversa rispetto a quella immaginata dalla maggior parte dei musicisti.

13: E cosa risponderesti a questa domanda?

Gianluca: Sarei comunque molto critico e selettivo. In generale, ritengo che chi scrive su carta stampata guarda alle riviste virtuali con aria di superiorità, vedendo se stesso quale nuovo Messia. Si tratta, generalmente, di persone animate da spocchia e prosopopea, molto vicine ad incarnare la figura del pallone gonfiato. Ci sono delle eccezioni ovviamente: penso alla modestia e alla competenza – due qualità che raramente viaggiano assieme – espresse da persone come Gianni Della Cioppa o il compianto Sergio Nardelli (rispettivamente autori, tre le altre cose, delle biografie di Death SS e Skanners).

14. Se aveste una macchina del tempo, chi intervistereste e cosa gli chiedereste?

Mattia: Mi sono sempre chiesto cosa avrebbe potuto produrre il mancato supergruppo Davis/Hendrix/Williams/McCartney. Quindi non mi dispiacerebbe una chiacchierata con i primi due per capire che direzione avrebbero preso qualora il progetto fosse andato in porto.

Alessio: Andrei a trovare Ronnie James Dio e gli chiederei dove ha trovato la forza di risalire ogni volta che ha avuto un periodo triste (gli anni finali nei Rainbow, i mesti anni ’90, quando il Metal pareva spazzato via dalla tendenza Grunge…). Ah, poi intervisterei Cozy Powell per chiedergli se è vero che, quando nei Black Sabbath fu sostituito dal redivivo Vinnie Appice per “Dehumanizer”, fu solo per il suo brutto incidente oppure per l’imposizione di Appice da parte del singer americano.

Gianluca: Mi piacerebbe intervistare Totò e Alberto Sordi ma soltanto su aspetti concernenti la musica, visto che erano entrambi anche cantanti e autori. Tornando con i piedi per terra, è una cosa che oggi farei con il Carlo Verdone batterista e grandissimo appassionato di musica (a Roma, peraltro, condividendo lo stesso negozio di dischi, è capitato in un paio di occasioni di confrontarci su tematiche esclusivamente musicali).

Tracklist:

1) Twisted World’s End
2) Hyperborea
3) Dark Energy
4) Hyperway To Knowhere
5) Female Revenge

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