I delicati ‘Fogli che raccontano’ di LaRizzo

Per i cantanti è difficile riuscire a trovare un contesto in cui la propria voce, le proprie metriche, la propria liricità venga messa nella giusta rilevanza.

Troppo spesso ci sono dettagli che minano i diversi progetti rendendo vani gli sforzi espressivi. Non è questo il caso di Alessandra Rizzo, in arte LaRizzo, e del suo Fogli che raccontano.

La cantante, livornese di nascita ma catanese di adozione, è riuscita a trovare il perfetto equilibrio tra base e voce. Arrangiamenti delicati e minimali fanno da sfondo ad una voce naturalmente musicale. Non ci sono arzigogoli o ‘dimostrazioni di forza’.

Il disco è colorato tutto da delicate tinte pastello. Due sono i punti che più colpiscono fin dal primo ascolto: la voce, sempre calda, mai ostentata, e la ricerca metrica. In particolare quest’ultimo aspetto dona all’intero progetto un afflato che lo distingue nel mare del cantautorato.

Ottima la produzione che è riuscita a dare la giusta profondità ai brani e gli arrangiamenti. Stilisticamente sono diversi i generi toccati, da canzoni jazzate ad avvolgenti ballate passando attraverso pezzi dal ritmo country/blues.

I testi, rigorosamente in italiano, rispecchiano il titolo del disco. Sono ricordi che riaffiorano dal diario della vita della cantante. In quanto tali affrontano temi personali, intimi nei quali l’ascoltatore si riconosce.

Nel complesso questo lavoro de LaRizzo è un ottimo prodotto o da ascoltare in silenzio lasciando libera la mente di vagare tra i propri di ricordi, o come sottofondo in una giornata di primavera.

Non adatto a chi ricerca suoni decisi e incisivi.

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