‘Il mondo esterno ci influenza, ma anche noi influenziamo il mondo esterno’, dicono i Thing Mote

Ovvero, come riuscire perfettamente ad integrare le influenze musicali più disparate con i film di fantascienza e cyberpunk. Il mondo dei Thing Mode

Una presentazione del gruppo per chi non vi conosce


Tommaso:
Siamo una band di Verona attiva dal 2006 ma relativamente “giovane” sulla scena musicale underground. Abbiamo pubblicato 4 EP dal 2010 ad oggi che potete ascoltare su Spotify.
Il 5 giugno è uscito il nostro primo disco, Robokiller, un album ROCK, le cui canzoni sono tenute assieme da un unico filo conduttore che è il rapporto tra l’uomo e la tecnologia.
Sonorità potenti e melodie lievi. Da ascoltare!


Iniziamo dalla fine, il vostro disco. Pur se non nei suoni, è comunque un disco ‘pesante’, piuttosto scuro. Da dove arrivano queste caratteristiche? Quanto sono esogene e quanto endogene? Il lato oscuro dell’uomo o dell’umanità?


Giuliano:
Più che altro uno dei lati oscuri dei nostri tempi, il rischio di concepire l’essere umano come una macchina, la supremazia delle tecnica che emenda le decisioni sul nostro futuro. Non è un manifesto luddista, ma l’occasione per porci delle domande. Il mondo esterno ci influenza, ma non bisogna dimenticare che anche noi influenziamo il mondo esterno, quindi l’esogeno e l’endogeno si contaminano, un po’ come la nostra musica.


Un urlo di rabbia o di dolore quindi?


Giuliano:
Un urlo di un interrogativo, una domanda urlata.


Di conseguenza, i testi da dove nascono?


Giuliano: Nascono dalla mancanza di risposte e dai possibili scenari derivanti dalle opere in cui ci imbattiamo. Dall’esigenza di coniugare musicalità e significato.

Siete tutti piuttosto giovani. Aveste avuto 10 anni in più non sarebbe stato difficile risalire alle vostre influenze. Quali sono state? Si tratta di influenze solo musicali o derivanti anche da film, libri o altre arti?


Giuliano: Cerchiamo di essere aperti alle riflessioni che provengono dai campi più disparati, si tratti di letteratura, cinema o filosofia. A livello letterario, gli scrittori più aderenti all’album sono certamente Philip K. Dick e Isaac Asimov, ma non mancano altri riferimenti.

Ci sono canzoni molto “visive” come Redroom dove si gioca con i colori, le luci e le ombre. Canzoni cinematografiche come Wasteland dove si respirano atmosfere da film post-apocalisse zombie.
Ognuno di noi ha background musicali differenti, quindi le nostre influenze spaziano dal metal al cantautorato italiano, dal punk all’elettronica, dal post-rock al grunge.


Infatti tutte le recensioni hanno accostato le sonorità a diversi gruppi e diversi generi, offrendoci dei punti di vista interessanti.

Quale sarà l’aspetto più difficile da capire per l’ascoltatore?


Tommaso:
consigliamo all’ascoltatore di immergersi completamente nell’ascolto. Di non soffermarsi solamente sulla musica, ma concentrarsi sulle emozioni, sulle sensazioni e sull’atmosfera che le canzoni suscitano internamente. Ascoltare per ascoltarsi.

Avete avuto molta esperienza live? Anche all’estero? Se si, un paragone col pubblico italiano. Se no, come ritenete il pubblico italiano?


Tommaso:
abbiamo avuto concerti solamente in Italia e principalmente nella provincia di Verona. Facciamo un genere effettivamente che può sembrare di nicchia. Sicuramente non alla moda con gli ascolti attuali.

Perché pubblicare un disco del genere adesso? Ha senso oggi pubblicare dischi?

Tommaso: noi ci esprimiamo attraverso la musica. Con le nostre canzoni vogliamo comunicare, fornire spunti di riflessione. I tempi cambiano, forse ora siamo nella fase “singoli”. Ma la musica, come la storia, è ciclica, per cui tornerà sicuramente il periodo degli album e dei dischi, anche se per l’ambiente rock questo periodo non è mai finito.


Quali progetti dopo il lockdown? E dopo il dopo lockdown?
Tommaso: per il dopo lockdown pubblicare L’album in versione fisica. Per il dopo dopo, sicuramente portare Robokiller dal vivo.

Domanda Tempi dispari: se foste voi ad intervistare chi intervistereste e perché.
Giuliano:
Qualche band locale, come gli Zugabe, ad esempio, che fanno post-rock a Verona.
Ci sembra importante supportare la scena locale.

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