…e se… Jimi Hendrix fosse sopravvissuto, dove sarebbe arrivato?

Ossia, come sarebbe stato il rock se uno dei suoi chitarristi più influenti fosse vivo ancora oggi?

L”e se’ questa volta lo voglio dedicare ad uno dei chitarristi più influenti, studiati, adorati o odiati di sempre, appartenente al J27: Jimi Hendrix. E se, però, che non prende in considerazione la distopica inesistenza di Hendrix quanto l’altrettanto ipotetica sua ininterrotta esistenza.

Ossia, se non fosse morto, dove sarebbe potuto arrivare? Considerando la sua predilezione per la sperimentazione, il suo amore per il mixing e la produzione (è stato lui ad occuparsi, con grande risentimento degli addetti chiamati a tale scopo, di questi aspetti di molti dei suoi brani), la decisione presa nell’ultima fase delle sua vita di abbandonare i live per dedicarsi agli album in studio, il suo spostarsi su terreni sempre più aleatori, onirici, la sua passione per la fantascienza, che direzione avrebbe potuto prendere?

Avrebbe inventato il fanta-jazz? Segnato una via diversa della psichedelia, già di per sé sconvolta dalla presenza d Jimi Hendrix? Influenzato diversamente i chitarristi sia suoi contemporanei sia futuri? Avrebbe affrontato una parabola discendente come accaduto a molti musicisti dell’epoca? Che impatto avrebbero avuto su di lui gli sviluppo tecnologici? I Pink Floyd avrebbero avuto lo stesso iter musicale?

Clapton avrebbe sviluppato uno stile diverso?

Nessuno lo saprà mai, tuttavia è bello pensare che si sarebbe sempre più sganciato dalla ‘vita mondana’ musicale per dedicarsi a folli sperimentazioni alchemiche nel suo studio privato.

Che avrebbe continuato a crescere artisticamente e umanamente riducendosi ad una sorta di eremitaggio artistico popolato solo da personaggi e musicisti che si fossero perfettamente incastrati con la sua idea di musica.

Nel suo ultimo periodo artistico l’idea di Hendrix era quella di creare una grande band che si fosse comportata come un organismo vivente in perenne movimento stilistico.

Per fare ciò avrebbe chiamato, come aveva iniziato a fare, al suo fianco solo le persone che egli stesso avrebbe ritenuto meritevoli. Senza trascurare poi le innumerevoli, per non dire infinite, collaborazioni avute e che avrebbe potuto ancora avere.

Le infinite collaborazioni

Per il nostro l’importante era suonare con chiunque lo avesse chiamato, magari un giorno sarebbe arrivato a duettare con con Eddie Van Halen, cosa non improbabile visto che i due avevano solo 13 anni di differenza.

D’altra parte ci sarebbe potuto essere il rischio di una eccessiva ‘intellettualizzazione’ della sua musica che avrebbe potuto portare ad essere dimenticato o a non essere il mito che è diventato.

Magari se avesse sviluppato altri 10 dischi solo alcuni di essi sarebbero stati all’altezza della fama portando gli estimatori a ritenere buona solo una parte della sua carriera fagocitata da quella meno ispirata.

Il futuro

Forse avrebbe inserito elementi elettronici lontani dalla chitarra in maniera sempre più marcata negli album spostandosi stilisticamente su suite sempre più lunghe e complesse.

Un ipotetico incontro tra lui e Steve Vai come sarebbe andato non dimenticando che lo stesso Vai è uno sperimentatore sonoro e un ricercatore di suoni?

Magari assieme avrebbero potuto sviluppare nuove strade oggi non ancora battute.

Come già detto, sono tutte ipotesi e domande senza risposta. Resta il fatto che al momento del suo decesso le strade aperte erano davvero infinite. Come infinito è il materiale inedito frutto di appunti sonori registrati senza sosta in attesa di essere sviluppati.

L’influenza di Jimi Hendrix è di una portata incalcolabile, non solo per la tecnica chitarristica, secondo alcuni non eccelsa, ma per il personaggio nel suo insieme.

Come per Jimmy Page, comunemente riconosciuto come non virtuoso, la parte più rilevante del personaggio Hendrix sono state le idee. Che fossero musicali o sceniche le sue idee hanno rivoluzionato la figura del chitarrista e del musicista in genere.

La sua non era solo musica. Il suo tentativo è stato sempre quello di riuscire ad esprimere se stesso attraverso l’arte musicale che comprendeva suoni, testi, immagine il tutto riconducibile al suo continuo richiamo alla libertà espressiva, interiore, di opinione.

Questo forse è il lascito imperituro che fa delle su citate ipotesi possibilità effettive.

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