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L’ottimo debutto ‘acid blues’ dei The High Jackers

Recensione a cura di Carmine Rubicco

Questo debutto degli High Jackers può a buon titolo rientrare in quel genere definito ‘acid blues’. Per chiarire il concetto, prendete i Freak Power, togliete un po’ di funky e aggiungete una buona dose di blues. Nulla a che vedere con le schitarrate di Stoney Curtis, per molti il riferimento del genere, ma con le sue atmosfere si. O, per meglio dire, con le atmosfere soul più calde. Il riferimento alla band di Norman Cook non è casuale condividendo i nostri molti punti con il combo inglese.

L’accostamento più immediato è la voce di Stefano Taboga che assomiglia moltissimo a quella di Jesse Graham, non solo come timbrica ma anche per quanto concerne le metriche del cantato. Detto ciò va sottolineato che si tratta solo di riferimenti stilistici e non di cloni. I tredici di Udine, perchè da questo numero di musicisti è formata la band, riescono a creare un ambiente sonoro davvero stimolante e non banale.

La base jazz/blues non abbandona mai l’ascoltatore che viene spesso sorpreso da stop and go inattesi, inserti inaspettati e cambi di direzione repentini. Per quel che riguarda la produzione e i suoni è tutto perfetto. Una magnifica amalgama mai caotica che permette, di ascolto in ascolto, di scoprire sempre nuove sfumature.

Ora gli interventi degli ottoni, ora il passaggio di tastiera, ora il giro di basso. Un universo quasi infinito di dettagli e particolari. Un plauso all’utilizzo dei cori che in diversi punti fanno da contrappunto al cantato mentre altrove fungono da accenti. Egregio anche il lavoro della sezione ritmica, in perenne movimento come in Live it. Probabilmente l’aspetto che maggiormente colpisce del disco è la coesione della band, l’impatto che riesce a creare e il coinvolgimento senza cali.

Tutti aspetti dovuti certo ad una perizia tecnica di tutto rispetto, ma soprattutto alla voglia di suonare e di divertirsi facendolo. Questo Da bomb non è un disco ostentato, che deve o vuole dimostrare qualcosa. È un cd schietto, sincero, limpido e si sente, composto ed eseguito da un gruppo che le medesime caratteristiche.

In conclusione gli High Jackers possono, da una parte, essere un ottima band per chi ha nostalgia di certi suoni e metodologie espressive dei pieni anni ’90, dall’altra sono un gruppo che propone musica molto ben suonata, brani perfettamente strutturati che pur prendendo spunto da un passato recente non dimenticano di essere nel nuovo millennio.

Un disco consigliato a tutti quelli che sono in cerca di stimoli uditivi e per la mente, senza dimenticare il mellifluo piacere di ascoltare musica mollemente adagiati su un divano, possibilmente al buio, mentre si lasciano liberi i pensieri di percorrere strade conosciute e non. Un vero peccato non averlo in discoteca.

Tracklist:

1.Burgers and beers
2.If I don’t have you
3.Going crazy
4.Sunshine
5.Everybody’s burning
6.Stunned and dizzy
7.Hush now
8.Live it
9.My new paradise
10.The wrong side of the street
11.You make me mad
12.This is the sound (Da bomb)

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