“Sanremo? Un gioco e una scommessa. L’importante è il rapporto con il pubblico”, Mirkoeilcane si racconta

“Sanremo? Un gioco e una scommessa. L’importante è il rapporto con il pubblico”, Mirkoeilcane si racconta

Intervista raccolta da Carmine Rubicco

Diversi sono i premi che troneggiano nella carriera di Mirkoeilcane, all’anagrafe MirKo Mancini, cantautore romano classe 1986. Diversi e tutti importanti. L’ultimo traguardo del giovane capitolino è la prossima partecipazione alle selezioni finali per Sanremo giovani, evento che si svolgerà il prossimo 15 dicembre in diretta televisiva. ‘A dirla tutta – spiega – ho partecipato alle eliminatorie per gioco. Stavo parlando con alcune persone che collaborano con me quando è uscita l’idea. La risposta è stata semplicemente ‘perché no’’. Sulla medesima falsariga è stato scelto anche il brano presentato, Stiamo tutti bene. ‘Sono conscio – prosegue Mirko di aver scelto un brano poco sanremese per le tematiche trattate ma tentar non nuoce’. Per Mirkoeilcane il cantautorato e, l’arte in genere, ha ancora una valenza educativa e di risveglio delle coscienze. ‘Un aspetto – spiega – che ovviamente va presentato nel modo giusto. Dal mio punto di vista la musica non dovrebbe essere puro intrattenimento, o non solo. Deve avere uno scopo più alto che parte dal raccontare la vita e le emozioni che la animano. Io quando scrivo prendo spessissimo spunto da fatti che mi sono accaduti o cui ho assistito o che mi hanno colpito. Cerco poi di riportare le emozioni ricevuta in fase compositiva. Tuttavia non ho una tecnica precisa quando butto giù un testo. Tante volte, quando gli impegni lo permettono, mi fermo semplicemente ad osservare le persone. Capita che questo sia sufficiente a far nascere un’idea. Non potrei mai scrivere di qualcosa di cui non so nulla’. La descrizione della realtà è strettamente legata allo stupore che la realtà stessa riesce ad infondere. Stupore in positivo o in negativo che anima anche il lavoro quotidiano dell’artista. ‘Ogni volta che arrivo in fondo alla composizione di un brano – prosegue il cantautore – mi stupisco di come io ci sia riuscito. Questo riuscire a sorprendersi è fondamentale. Significa che il mio lavoro non si è svuotato, non è diventato una routine. Se così fosse non riuscirei più a scrivere nulla’. Per Mancini prima dei premi e dei dischi c’è sempre stata la musica, sia come esecutore sia come cantante. Nelle vesti di musicista ha preso parte a diversi progetti che lo hanno visto comporre diverse colonne sonore come quella della web serie “Forse sono io”, dei corti “Memories”, “Il lato oscuro” e “Quattro battiti” e del film “I peggiori” oltre alle esibizioni con diversi altri artisti. Una passione, quella musicale, che nasce da molto lontano. ‘A pensarci – commenta – mi sembra di essere sempre stato così. Poi mi sovviene la prima volta che presi una chitarra in mano, avevo più o meno 13 anni, e gli sforzi fatti per imparare a suonarla. Ecco, credo sia stato quel duro lavoro a farmi addentrare talmente tanto tra le sette note da farlo diventare il mio lavoro senza neppure me ne rendessi conto’. Appartenente alla generazione di confine tra i nativi digitali e non, Mancini sente il diverso approccio alla musica dei giovani. ‘Ricordo – spiega – che all’inizio della carriera andavo spessissimo a fare delle jam session in diversi locali romani. Oggi mi sembra che questo aspetto si sia un po’ perso. Come perso si è il senso del fare arte. Attualmente sembra che imbraccia uno strumento lo faccia già con la chiara idea di ‘diventare qualcuno’ più che di esprimersi. Tempo fa prima si suonava, ci si esprimeva e poi diventava un lavoro. Vero è che internet ha aiutato molto ma ha anche eliminato la passione del fare le cose’. Beatlsiano doc Mirkoeilcane se avesse una macchina del tempo amerebbe ripresentarsi al Folk Studio di Roma, storico locale che ha visto le esibizioni di molti di quelli che poi sono diventati i cantautori per eccellenza, per esibirsi con i grandi nomi o semplicemente osservarli live. ‘Di una cosa sono molto felice – conclude – che ai miei concerti vedo diversi giovani che spesso mi chiedono anche dei consigli o punti di vista e che riescono a prendere i miei testi dal giusto punto di vista. Per me il rapporto con chi mi ascolta è fondamentale. Mi interessa moltissimo sapere cosa le persone traggono dalla mia musica. Un invito che posso fare a tutti è quello di ascoltare i miei dischi e porsi nella corretta angolazione per coglierne appieno il significato’.

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