Novità in Tempi Dispari: i Drifters inaugurano lo spazio dedicato a covers e tributes band

Novità in Tempi Dispari: i Drifters inaugurano lo spazio dedicato a covers e tributes band

L’immagine di apertura, per chi è addentro, dovrebbe già essere esplicativa. Il gruppo dell’olandese volante è stato ed è una delle più grandi cover band di sempre. Qui si inserisce la nostra piccola novità sulle pagine di Tempi Dispari. Visto che non ci accontentiamo mai e siamo sempre in cerca di nuovi stimoli per promuovere l’unicità espressiva, abbiamo deciso di ampliare il nostro campo di ricerca anche tra le band che propongono cover o tributi. Volendo scoprire delle particolarità, mantenendo inalterata la nostra linea editoriale, non proporremo interviste indiscriminate a qualunque gruppo. Abbiamo stabilito dei ‘parametri di interesse’. Ossia per poter essere intervistata la band deve possedere delle caratteristiche uniche che la rendano riconoscibile e singolare nel panorama generale. I Van Halen rendono bene l’idea di quello che intendiamo. Per rimanere su gruppi di casa nostra, l’esempio perfetto sono i Drifters di Novara che inaugurano questo spazio. Il gruppo piemontese offre un tributo agli Iron Maiden limitato ai primi due dischi della band. Una scelta singolare che li pone certo in una posizione diversa rispetto alle altre centinaia di ensamble che omaggiano Steve Harris e soci. L’aspetto discriminante quindi è, come detto, l’unicità della proposta e non il genere o il riscontro. Una band che propone cover generiche per essere presa in considerazione deve avere delle caratteristiche uniche, deve avere carattere. Un esempio calzante possono essere gli Iron Mais, che non sono certo una cover band tradizionale. Detto ciò e chiarito il nostro punto di vista non resta che invitare chi ritiene di possedere le su citate caratteristiche a farsi avanti.

NB: Per sgomberare il campo da qualsivoglia equivoco, ‘farsi avanti’ non significa essere sicuramente presi in considerazione. Sarà sempre la redazione a stabilire se la proposta è effettivamente degna di nota o meno.

Ed ora ecco a voi i Drifters, buona lettura!

Intervista raccolta da Carmine Rubicco

Nati da un’idea dei fratelli Pinna, rispettivamente batteria e chitarra, la band nel giro di poco più di un anno di attività ha registrato un buon riscontro live. Hanno condiviso il palco con leggende del metal italiano e effettuato numerosissimi concerti. La loro particolarità? Limitare il tributo ai primi due dischi della vergine di ferro, ossia al solo periodo Di Anno/Clive Burr. In questa intervista a Tempi Dispari spiegano il perché. 

1. Un classico ma inevitabile, una presentazione della band per chi non vi conosce

I Drifters, Tribute band Italiana agli Iron Maiden negli anni di Paul Di’ Anno, sono unici in Italia a riproporre fedelmente dal vivo, i primi due album della Vergine di Ferro, Iron Maiden (1980) Killers (1981).

I membri della band sono:
Alla voce – Paolo Ghirotto (Paul)
Chitarre – Cristian Pinna ( Dennis Stratton/Adrian Smith) Flavio Guida ( Dave Murray)
Basso- Nik Ventimiglia ( Steve Harris)
Batteria- Jean Pinna ( Clive Burr) 
 
2. Perché i Drifters e come mai la scelta di eseguire i brani di un periodo così limitato della lunga carriera degli Iron Maiden?
Il nome della nostra band, cioè Drifters, deriva dal brano Drifter presente nel secondo album ( Killers)
Abbiamo seguito la nostra passione per questi storici due album che rappresentano in pieno la NWOBHM, corrente musicale di cui i primi Maiden sono portavoce.
 
3. Perché cover e non pezzi originali?
Il nostro è un vero e proprio Tributo ad una band storica di un periodo storico musicale ben preciso in un contesto post punk a cavallo tra gli anni 70/80.
 
4. I Drifters sono un primo passo verso altri orizzonti o sono un progetto autoconclusivo?
Ci riserviamo la facoltà di non rispondere! Perché non è escluso che possano esserci degli sviluppi in altre direzioni…. 
 
5. Diversi di voi hanno una carriera musicale più che decennale, come è cambiata la musica rispetto ai vostri esordi, se è cambiata?
L’esperienza musicale che abbiamo è trentennale, in tre decenni la musica è inevitabilmente cambiata in meglio? Non sta a noi giudicare, di sicuro le contaminazioni hanno influito parecchio sulle nuove generazioni.
 
6. Il passaggio più difficile per completare la formazione?
È stato difficile trovare una seconda chitarra che fosse all’altezza di questo progetto!
 
7. Il riscontro che avete è quello supposto, maggiore o minore?
Il riscontro è buono, ovviamente ad ogni live la nostra esperienza si arricchisce sempre di più, sensibilizzando sempre più pubblico all’unicità del nostro tributo.
 
8. I Maiden sono una band ‘trasversale’ a livello di pubblico o ai vostri concerti sono più le persone ‘grandi’ dei giovani?
Quello che ci piace e che ogni volta ci emoziona è vedere persone di ogni età, sotto il palco e cantare con noi i pezzi dei Maiden!
 
9. Perché dal vostro punto di vista gli Iron Maiden riescono a continuare a fare proseliti (molti o pochi non conta, resta il fatto che ci sono sempre nuovi accoliti)?
Sono pochissime le band al mondo con più di trent’anni di carriera e che sono ancora attive.
I Maiden dal canto loro hanno raggiunto sempre più pubblico, perché rimasti unici  e fedeli alle loro sonorità.
 
10. Un suggerimento a quelli che, soprattutto nel metal: io una tribute band non la andrò mai a sentire
Un consiglio??? Tenetevi Gigi D’Alessio!!! Scherzi a parte, Open tour Mind ! \m/
 
11. Data la vostra esperienza sia come compositori di brani originali sia come band tributo, qual è la vostra opinione sull’eterna lotta tra chi propone musica propria e chi invece fa cover o tributo, fermo restando che tra cover band e tribute band esiste una sostanziale differenza?
Un musicista nel proprio bagaglio di esperienze musicali dovrebbe vivere , tutte le situazioni, poiché anche i più bravi e famosi sono passati da quei brani che hanno fatto e fanno scuola tutt’ora
 
12. Domanda Tempi Dispari: se aveste a disposizione una macchina del tempo chi intervistereste e cosa gli chiedereste?
Potendo tornare indietro ci piacerebbe intervistare il giovane Paul Di Anno e gli chiederemmo di non lasciare la band.
 

 

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