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Migrations, il rock coinvolgente e variegato dell’esordio dei Mojis

Recensione a cura di Carmine Rubicco

Rock, puro e semplice nell’accezione più ampia e divertente. Così si può riassumere Migrations, l’esordio dei sorrentini Mojis. Rock in realtà vuol dire tutto e nulla così come molteplici e disparate sono le influenze dei campani che fanno sì sia impossibile stabilire una sia pur indicativa categoria musicale di appartenenza. Tuttavia rock sono i suoni e le intenzioni di base, ora influenzate dal reggae, Small i beautifull, ora dal funky o dal blues. I nostri mettono in campo una buona perizia tecnica a completo servizio delle idee, il che non è cosa da poco. Se si vuole un riferimento diretto si possono nominare gli scozzesi Big Country per la varietà e il sound. Un disco che scorre senza alcun intoppo e che ad ogni ascolto, considerata la differenza tra i brani, fa scoprire qualcosa di diverso. Rock melodico per tutte le stagioni e per tutte le orecchie, sia per quella legate a suoni più classici sia per chi segue generi diversi ma non disdegna la buona musica a prescindere. Una partenza decisamente interessante.

Tracklist:
1. Broken Chord
2. Dog’s Teeth
3. New Found Land
4. Different Shoes
5. Lady Death
6. Find the People
7. Small Is Beautiful
8. I’m With You
9. The Night Is Over

Mojis sono:
Marco Spiezia (voce, chitarra)
Ivan Esposito (batteria)
Francesco Romano (chitarra)
Stefano Romano (basso).

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