“Il rock italiano? Se non interessa più il pubblico è per colpa delle pessime produzioni di diversi big”parola di Karbonica

Intervista raccolta da Carmine Rubicco

Molti riconoscimenti, moltissimi concerti e ancora più prospettive e progetti per il futuro. Questi sono i catanesi Karbonica che hanno esordito nel 2016 con il loro primo disco, Quei colori, arrivato dopo la vittoria del Lavica Rock, del Premio nazionale web di Rock targato Italia, e la selezione da parte dei Litfiba come band per suonare sulla compilation celebrativa di 17 re. Ma non è solo dritta la strada dei nostri. La situazione nazionale non risparmia le isole ponendo le band che propongono inediti su un campo di battaglia per trovare degli spazi in cui potersi esibire. Una ‘guerra’ di cui i catanesi hanno vinto innumerevoli battaglie. In questa intervista a Tempi Dispari fanno il punto delle situazione sulla strada percorsa fino ad ora e lo stato di salute del rock italiano. 

1.       Come nascono i Karbonica?

I Karbonica nascono nel 2009, dall’idea di musica e di band radicate e maturate nel corso del tempo da Riccardo e Herry, rispettivamente voce e batterista del gruppo. L’idea condivisa era quella di esternare quanto prodotto musicalmente nel corso degli anni e di poterlo presentare presto live ad un pubblico.

2.       Decidere di proporre musica originale è già di per sé una scelta impegnativa, com’è la situazione del vostro contesto di provenienza?

La musica live soffre un periodo di profonda crisi, sia per i nuovi big figli dei talent show, abituati ormai spesso ad annullare i loro eventi, che per le realtà emergenti di ogni genere musicale e di ogni parte d’Italia. In Sicilia e in particolare a Catania, non ci sono club dediti alla musica live, di solito questa viene proposta da pubblici esercenti che svolgono quale attività principale quella del ristoratore. L’attività “musicale” diventa un’attività di contorno, un intrattenimento troppo spesso non selezionato e adatto ad un pubblico di qualsiasi genere, ma di certo privo di una cultura del “live” e interessato a tutto tranne che alla band, ciò lo dimostra la scarsa attitudine dello stesso a pagare un ticket di ingresso. In tale contesto spopolano le tribute band, quale offerta esclusiva dei piccoli club o pub. Questo è l’ambiente in cui noi suoniamo sempre e comunque la nostra musica, cosa che di certo ci inorgoglisce. Ringraziamo per questo i club interessati ancora alla musica e al pubblico interessato ai live, soggetti che continuano a darci linfa vitale.

3.       La Sicilia ultimamente pare star vivendo una rinascita artistica sfornando band su band in diversi generi. Accanto al crescente numero di band esiste un crescente numero di possibilità di esibirsi o lo sguardo è rivolto altrove?

Tanta offerta musicale, è verissimo! Di contro le realtà musicali siciliane sono costrette a guardare altrove e la collocazione geografica complica parecchio le cose a causa degli ingenti costi di trasferta. E’ chiaro che per fare musica originale o se qualcuno lo preferisce “inedita”, occorrono risorse economiche di cui di certo non necessitano i progetti da “intrattenimento” con core business nella mera esecuzione di cover. Per questa ragione molti dei tanti artisti siciliani oggi in attività, si dedicano spesso a progetti musicali secondari, utilizzati per finanziare la musica originale, sempre meno capace di autofinanziarsi. Sempre con grande orgoglio possiamo dire di essere indipendenti e di aver autoprodotto ogni nostra produzione, grazie all’attività live, ma non per tutti è così.

4.       Il vostro cd mette in evidenza molteplici influenze che siete riusciti ad amalgamare creando uno stile riconoscibile. Ritenete che i grandi nomi de rock italiano di oggi abbiano ancora qualcosa da dire? 

Ascoltando alcuni dischi rock italiani prodotti negli ultimi anni crediamo che, molti dei grandi nomi del passato, abbiano cambiato bandiera. Alcuni sono riusciti a trovare una loro nuova dimensione, altri no e sembrano una caricatura di se stessi. Probabilmente oggi il rock italiano non è qualcosa di interessante per le masse e parte delle colpe vanno ricercate proprio nelle produzioni sfornate negli ultimi anni da alcuni storici artisti “rock” nostrani ma anche e di certo nelle politiche seguite dalle major discografiche e dall’impatto dei talent show sul mercato musicale.

5.       Cantare in italiano non è facile, perché questa scelta?

E’ una cosa che ci contraddistingue, i brani sono nati così e in fondo a noi fa piacere seminare messaggi e idee, che probabilmente con la lingua del “rock” cioè l’inglese, non riuscirebbero a raggiungere così velocemente così tante persone.

6.       Tra le vostre influenze sono innegabili quelle di derivazione hard rock, a chi vi site ispirati?

Abbiamo ascoltato band come Aerosmith, AC/DC, Led Zeppelin o realtà come Pearl Jam o Soundgarden. Il rock che ha segnato la storia è lo stesso che ha forgiato il nostro carattere e la nostra identità musicale.

7.       La prima band che viene in mente, per impatto dei brani e per alcune linee melodiche, ascoltando il vostro nuovo lavoro sono i Timoria. Possiamo dire in qualche modo che ne siete gli eredi essendo riusciti a contestualizzare quello che fu il loro periodo migliore e a portarlo diversi passi avanti?

I Timoria appartengono a quelle band che di certo abbiamo ascoltato, oggi parlare di eredi sembra un parolone, ma di certo il fatto che ce lo diciate a noi non ci dispiace affatto. Un disco dei Timoria che vogliamo ricordare e consigliare a quanti oggi ascoltano musica e frequentano eventi live, è “Viaggio Senza Vento”, a cui siamo parecchio affezionati.

8.       Se doveste suggerire una band emergente da seguire, chi segnalereste?

Così su due piedi, Rossella Aliano e Blood Moon Project, che di certo non fanno rock, ma che abbiamo avuto modo di conoscere,sentire dal vivo e apprezzare. Per gli amanti del folk cantautorale un nome che ci viene spontaneo fare è quello di Antonio Monforte.

9.       Se aveste una macchina del tempo, la formazione all stars che vi sarebbe piaciuto ascoltare?

I Led Zeppelin al completo. Oppure fare una super scorpacciata catapultandoci al 15-16-17 e 18 agosto del 1969 a Bethel negli Stati Uniti, forse qualcuno avrà sentito parlare di Woodstock.

10.   Domanda Tempi Dispari: se foste voi ad intervistare, chi intervistereste e cosa chiedereste?

Mai nessuno ci ha fatto una domanda così difficile! Non sappiamo rispondere, ma considerando le belle domande che ci avete fatto siamo certi che le argomentazioni non vi mancano di certo. Complimenti per il vostro lavoro e per lo spazio che date a noi emergenti.

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