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“Col tempo cambiamo tutti compresi gusti e influenze musicali”. Il nuovo corso degli She Was Nothing

Intervista raccolta da Carmine Rubicco

Tre anni di fermo forzato causa cambio line up. Tre anni in cui sono cambiate molte cose per i milanesi She Was Nothing e non solo i musicisti. E’ cambiata l’immagine, la musica, ma non certo la voglia di suonare e sperimentare. In questa intervista a Tempi Dispari raccontano cosa hanno fatto negli ultimi tempi e cos’è Reboot, il loro nuovo disco.

1.       Fate una presentazione della band a chi non vi conosce
Ciao a tutti noi siamo gli She was nothing una band rock/elettronico con base Milano (e dintorni). Sono circa 8 anni che suoniamo e abbiamo all’attivo un EP e due full-length. Negli ultimi 3 anni, a causa di diversi cambi in formazione, ci siamo fermati con l’attività live e ci siamo impegnati a pubblicare la nostra ultima fatica “Reboot”, che segna un grosso cambio di rotta per la band.

2.       Il cambio di direzione stilistica del vostro ultimo disco. Un’evoluzione naturale o una scelta pianificata?
Nel corso degli anni cambiamo tutti e cambiano anche i gusti e le influenze musicali. Ci siamo sicuramente allontanati dalla sfera metal ma il cambiamento è stato piuttosto naturale e dettato dal desiderio di produrre dei brani che ci potessero rappresentare meglio allo stato attuale delle cose. La cosa più difficile è stata riuscire a creare un disco piuttosto omogeneo utilizzando anche idee ormai nel cassetto da alcuni anni… Siamo stati fermi per troppo tempo!
 
3.       Come mai, dal vostro punto di vista, il passaggio o la contaminazione elettronica è la più ‘gettonata’ tra i gruppi metal?
Il motivo penso consista nella povertà che ormai regna sovrana nella musica “moderna” dove la maggior parte delle produzioni sono in ambito elettronico e progettate per un sorta di “usa e getta” in cui si rincorre l’ultimo singolo con le sonorità del momento, per poi dimenticarsene a breve pronti per un nuovo filone musicale che sì e no dominerà la scena qualche mese e poi verrà dimenticato. Chi suona queste cose le percepisce e cerca strade nuove con contaminazioni che inevitabilmente ritrova nel mondo musicale che lo circonda, così alla fine è stato anche per noi.
 
4.       Cambio di stile musicale tante volte coincide anche il cambio dei gusti musicali personali. Il metal e l’ambiente metal vi hanno stancato?
Nessuno di noi è mai stato un vero “metal head”, veniamo più da mondi appartenenti al punk o all’hardcore come radici, anche se ovviamente nel corso degli anni il metal ha caratterizzato una buona parte dei nostri ascolti. Attualmente bisogna ammettere che le proposte musicali in questo ambito non rivelano più grossissime sorprese come succedeva sino a una decina di anni fa e noi siamo sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che ci possa dare ispirazione, quindi….
 
5.       Trovate sia la scelta intrapresa da voi la strada della musica di domani?
Questa è una domanda piuttosto complessa. Quando abbiamo iniziato era un periodo di transizione dove molte band inserivano qualcosa di “elettronico” al proprio repertorio per aggiungere una componente di modernità alla propria musica sino a quando i DJ set hanno praticamente sostituito del tutto le belle serate dove si andava a sentire 3-4 band con cambi palco rocamboleschi annessi. Ora chissà, noi si spera in un ritorno della musica suonata, con un testo è un ritornello magari e siamo pronti, ma se non succederà cercheremo comunque di ritagliarci il nostro spazio perchè quello che facciamo ci piace, e per ora questo ci basta.
 
6.       La famigerata ‘crisi della creatività’ è reale o una scusa delle major e di alcuni gruppi per proporre sempre le solite cose?
Penso di aver già risposto in parte a questa domanda con le risposte precedenti. Credo fermamente però che il punto cruciale non sia la mancanza di creatività ma l’appiattimento a degli standard precostituiti per trovare spazio nella scena musicale attuale. Per farla breve, o fai quello che fanno tutti o tanto vale che non ti impegni troppo perchè generalmente non verrai ascoltato. E’ la mancanza di curiosità e la velocità con cui la musica viene assorbita, metabolizzata e dimenticata che genera questo circolo vizioso da cui speriamo vivamente di poter uscire presto.
 
7.       Per quella che è la vostra esperienza, l’underground è ancora fucina di idee?
Le idee ci sono ma al giorno d’oggi è un’impresa trovare degli spazi per farsi ascoltare e in pochi sono ancora disposti a confrontarsi con proposte musicali che non rispecchiano canoni ben definiti. Se un brano non viene “capito” al volo (passateci il termine) si passa oltre e via…. Ce n’è sempre un altro subito dopo che aggiusta il tiro e così via.
 
8.       Quanto il cambio stilistico ha inciso sulla scrittura dei testi e in che modo?
Abbiamo cercato di semplificare molto struttura e complessità sia delle canzoni che dei testi stessi. E’ un percorso ancora in corso ma l’obiettivo rimane questo e non pensiamo di modificare il nostro piano per ora. Reboot è un disco piuttosto lontano dalla sfera metal, sopratutto se paragonato a DTS, e non potevamo fare altrimenti del resto.
 
9.       Cosa manca e qual è la marcia in più degli ascoltatori di oggi?
Manca sicuramente il fatto di non aver imbracciato una chitarra alle medie ma aver perso la vista davanti a Ableton live, insomma la coscienza che per fare musica ci vuole sudore e passione. D’altro canto ormai dal proprio PC si può ascoltare e produrre ciò che si vuole, e questo sicuramente è un gran vantaggio, non si può negare. Non vogliamo sembrare nostalgici ma manca un po’ quel momento in cui apri il CD e lo riascolti decine di volte leggendo i testi nel booklet per impararli a memoria. Almeno ora però non devi tirare le bestemmie quando si riga e ti costringe a skippare la tua traccia preferita!
 
10.   Domanda tempi Dispari: se foste voi ad intervistare, chi intervistereste e cosa chiedereste?
Tra le tante band che hanno segnato la nostra storia negli anni ai primi posti ci sono sicuramente Pendulum e Enter Shikari, per motivi diversi chiaramente. Sarebbe interessante scoprire qual è il segreto per riuscire a pubblicare costantemente proposte nuove, interessanti e ad avere quella pazzesca attitudine live che li contraddistingue.
 
11.   Un messaggio per chi vi legge
Grazie a tutti per la pazienza che avete avuto se siete arrivati sino a qui!!! Speriamo vivamente che Reboot possa essere un disco interessante, per noi segna sicuramente un nuovo inizio. Non perdeteci di vista perchè non abbiamo nessuna intenzione di aspettare altri 5 anni per pubblicare qualcosa di nuovo!

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