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Controtempi di Cultura

Ephimera, ad un passo dall’impeccabilità

Recensione a cura di Carmine Rubicco

Il terzetto irpino, alla prima fatica sulla distanza, rappresenta bene la contraddizione di molte band nostrane. C’è tutto, idee, suoni, atmosfere, riff, influenze definite ma non per questo dominanti. Insomma tutti gli elementi per una partenza al fulmicotone. Poi arriva la voce, e il sogno finisce. Non che sia una brutta voce quella di Sara Iarrobino, ma non riesce ad uscire da una monotonia che al terzo brano risulta stucchevole vanificando l’ottimo lavoro strumentale. Stilisticamente il richiamo primario è ad una certa scena garage/noise di area Sub Pop che tanto bene andò negli anni ’90. Accanto a questa una componente grunge, il tutto attualizzato con tastiere post rock. Ottimi suoni, ottima produzione, potenza che trasuda da ogni solco, eccezion fatta per l’ultima cupa ballad acustica. Purtroppo neppure in questo frangente la nostra riesce a trovare spunti differenti e migliori per dare il giusto risalto ad un disco che nel suo insieme fa ben sperare. Il cantato in italiano si sposa bene con musica ed atmosfere, fusione non sempre semplice,  e i testi sono perfettamente circostanziati nella atmosfere intimiste e di lotte interiori, ma non basta ad ottenere i pieni voti. Non serve cambiare vocalist, sarebbe sufficiente non urlare nello stesso modo in tutte le canzoni, o quasi.

TRACKLIST

  1. Spara
  2. Guardami
  3. GxGiraffa
  4. Blu
  5. Ora o mai più
  6. Cadavere

Band:

Sara Iarrobino: voce e chitarra
Mario Del Regno: basso
Emiliano Santoro: batteria

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