Parigi e Garissa, the thing that should not be

Testo a cura di Carmine Rubicco

Reagire, anche solo esprimere il proprio punto di vista, su fatti come quelli di Parigi e di Garissa è sempre difficile. Nell’immediato parlare non serve. Ad esprimersi sarebbe la pancia, la rabbia e la paura dell’impotenza. Un solo sentimento domina e permane, quello della condanna. Una condanna che non punta il dito solo contro l’Isis e Al Shabaab, ma contro ogni azione terroristica tout court. La violenza è tale perché esplode all’improvviso e dove meno ce lo si potrebbe aspettare. E quella messa in campo dagli attentatori è delle peggiori. Insinua la paura di non essere al sicuro da nessuna parte. Resta fermo che non si tratta di una guerra di religione o di popoli ma di potere come sempre. Nessun Dio spinge alla strage. Una risposta forte? E che forza sia, ma quella dell’umanità e del buon senso, della razionalità e non delle botte alla cieca. Che sia una risposta non demonizzante e non esacerbante rapporti già di sé tesi e difficili. La prima vittoria dei terroristi sarebbe riuscire a far dimenticare e rinnegare i valori cui i paesi vittima sono legati e questo non può accadere. Nessun Dio può spingere alle stragi. Condividendo Massimo Gramellini, vice direttore de La Stampa, “il problema non è la religione ma sono gli uomini che se ne sono fatti portavoce”.

Come organo di informazione musicale non possiamo che essere solidali con e vicini alle famiglie della vittime, a chi porterà con sé il ricordo di un episodio indelebile probabilmente, agli Eagles of death metal e tutti i presenti al loro concerto. Come organi di informazione culturale non possiamo non fare un appello lucidità e alla razionalità, quella logica illuminata che spesso ha guidato nel fare la cosa giusta al di là della rabbia e dell’odio.

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