Le Psychotronic Drugs dei Mat Cable

Recensione e cura di Carmine Rubicco

Come spesso dichiarato, fatta salva la perizia di chi suona, oggi giorno a livelli assolutamente alti, la differenza la fanno le idee e i “dettagli”.

I Mat Cable fanno buon uso della su citata premessa offrendo un ep dai suoni debitamente acidi, senza esagerare, compatti, che richiamano da una parte il garage degli anni 60 e dall’altra il post punk degli Hard ons ricalcando molto bene la scena indie attuale. Buon il song writing, non originalissimo ma di buon gusto. Ottima prova della sezione ritmica e ben dosate le apertura melodiche che non sempre si concentrano sui ritornelli ma offrono dei bridges di pregevole fattura. A conti fatti un disco piacevole, che scorre senza intoppi in tutti i suoi 5 brani. In tutto questo roseo paesaggio emerge una pecca tuttavia. La voce del chitarrista/cantante Raffaele Ferri. Il nostro purtroppo fa scendere il livello qualitativo dellì’ep facendolo disperdere nella miriade di analoghi progetti con lo stesso difetto: la voce senza personalità, poco espressiva e troppo spesso con una pronuncia che un madre lingua probabilmente disdegnerebbe. Per un secondo lavoro, il primo del 2014 è stato Rise per i nostri, il risultato è molto buono. Se Ferri migliorasse la propria performance o qualcun altro prendesse il suo posto, le possibilità di fare l’atteso salto ci sarebbero tutte.

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