Quando la danza incontra il rock: presentazione de “Il Vestito di Marlene”

Testo di Benedetta Lattanzi – Foto di Pietro Cerquatti

Che cosa accadrebbe se si unisse l’oniricità della musica dei Marlene Kuntz con la physical dance di Mvula Sungani? Il risultato sarebbe Il Vestito di Marlene, spettacolo presentato lunedì 30 nel suggestivo foyer del Teatro Valle di Roma e che debutterà proprio nella capitale mercoledì 1 aprile al Teatro Olimpico, in occasione del Festival Internazionale della Danza di Roma 2015.

A presiedere l’incontro è stato Matteo D’Amico, direttore artistico dell’Accademia Filarmonica di Roma, affiancato da Mvula Sungani, coreografo dello spettacolo, la stella internazionale Emanuela Bianchini e Luca Bergia, batterista dei Marlene Kuntz. Ha introdotto Sungani parlando degli inizi della propria carriera, dalle prime esperienze con Raffaella Carrà fino alla fondazione del suo ensemble. Un approccio alla danza, il suo, che nasce dall’esigenza di potersi esprimere, prima da solo e poi lentamente a formare un ensemble. Ne Il Vestito di Marlene ha cercato di fondere diversi stili: da quello classico fino a toccare le arti circensi, un modo per fare una danza evocativa e dare ampiezza ai movimenti, senza utilizzare nuove tecnologie. Ha  idee ben chiare Sungani riguardo la danza in Italia: “L’Italia è molto avanti nel campo della danza – spiega -, ci sono molti professionisti ma la maggior parte di essi si sottovaluta e cerca di somigliare a qualcun altro per emergere. Si fatica a dire la propria, se non somigliamo a qualcuno non siamo nessuno o comunque facciamo qualcosa di sbagliato.” Nessun dubbio però sul livello della danza nazionale: “La danza italiana ha delle enormi potenzialità inespresse, serve coraggio e dare spazio alle giovani realtà“.

Siamo sempre alla ricerca – ha proseguito poi Luca Bergia – di nuovi stimoli. Alcuni anni fa musicammo dei film muti e fu un’esperienza particolare, improvvisavamo dal vivo su queste pellicole. L’unione di queste due forme d’arte crea qualcosa di nuovo, questo spettacolo trascende la musica e la danza. In Italia è la prima volta che si fa una cosa simile con i musicisti dal vivo. Abbiamo lavorato molto sulle musiche ed è particolare essere in scena ma avere dei danzatori che rappresentano la nostra fisicità. È bellissimo suonare guardandoli volteggiare, danno espressività in modo stupefacente“.

Ma come è nata l’idea di questa rappresentazione? A spiegarlo è ancora Sungani: “È stato tutto casuale. E’ partito tutto da Tom e Paolo Cardinali, i quali poi hanno curato il soggetto e la drammaturgia dello spettacolo. Erano diversi anni che pensavano ad un progetto simile. Mi proposero di fare una coreografia e mandarla ai Marlene Kuntz, i quali si sono appassionati ed è nato questo progetto“. Un progetto che ha lasciato pienamente soddisfatti i Marlene Kuntz: ” ‘Il Vestito di Marlene’ si basa soprattutto sui nostri testi, sul nostro punto di vista che riguarda la femminilità non come descrizione ma come interpretazione del mondo femminile – spiega Bergia -. Molte delle canzoni dello spettacolo mostrano una parte di questa visione, è tutto molto scenografico e per nulla didascalico”. 

La donna è il fulcro di questa rappresentazione: “La donna dolente, la musa, la prostituta spigolosa dei disegni di Schiele” come sottolinea Bergia. A rappresentare questa donna è Emanuela Bianchini, stella della Compagnia Mvula Sungani, che afferma: “Mi piace questo spettacolo perché l’ho visto nascere e piano piano ha dato forma alle mie emozioni“.

Il Vestito di Marlene sarà in scena mercoledì 1 e giovedì 2 aprile al Teatro Olimpico di Roma. Biglietti disponibili su http://biglietteria.teatroolimpico.it/ e su http://www.helloticket.it/.

La galleria completa è disponibile su Stonewolf Arts.

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